Traslocando
17Maggio, 2008
Soundtrack:traslocando/Ivano Fossati
Stamattina faccio le gare di nuoto, 200mt delfino et 200mt stile libero, è faticoso ma mi sono allenato per questo!
Nel pomeriggio organizzo il trasloco, almeno comincio, tanto l’inventario è già fatto!
Dovrò fare molto stretching, sennò mi si fa l’acido lattico!
2/2 Pride
13Maggio, 2008
Soundtrack:sexual revolution/Macy Gray
Al bar AL & Tung
- certo lasciarmi qui tuttosolo
- beh il tempo di un pompino
- pensavo avessi preso tutto il menù!
- Ma come cazzo parli? Vuoi sapere cosa abbiamo fatto?
- No, Grazie!
- …è che poi si appassionano, lo sai…
- Io non so niente, e niente voglio sapere
- Ti faccio una sega cosi ti rilassi? Sono bravo, ti metto pure un dito nel culo!
- Smettila, qui la questione è importante
- Quale questione? Ah il tuo cazzo di Gay Pride
- Ma lo capisci che ci vogliono togliere tutti i diritti!
- Ma di quali diritti parli, il Gay Pride? L’unico diritto è il tuo uccello!
- Che sarcasmo idiota. Qui si parlava di DICO di CUS eppoi, viene un coglione…
- E vuole abbattere l’Ara Pacis…
- SI, NOO, mi vuole togliere il diritto di manifestare.
- Puoi farlo ancora, pure con le piume, ma a casa tua … conosce anche molti gay’s … che cazzo di stronzata
- Chi?
- Chi cosa?
- Chi conosce un sacco di Gay
- Alemanno!
- E non gli dicono niente?
- Saranno finocchi come te, non vogliono mischiarsi, loro sono diversi da questi qua. Saranno finocchi al gratin! …
- Ma non te ne fotte niente!
- …oppure quei finocchietti piccoli che si nascondono dentro i taralli, che si infilano tra i denti e rompono il cazzo!
- ….
- No! non me ne fotte niente, non in questi termini.
- E sentiamo che faresti allora
- Quello che faccio, mi fotto tutti quelli che mi piacciono. Quello ti sta guardando potresti dargli una ripassata in darkroom … e ti rilassi!
- Io queste cose non le faccio, lo sai, io voglio i sentimenti.
- E il gay pride…
- Tu non capisci
- Impossibile …
- Io voglio una vita con una famiglia, un uomo che mi ami e che mi stia accanto tutta la vita, e voglio pure un figlio!
- Legittimo, un po’ standard, ma legittimo, impraticabile in Italia … non di quest’epoca…
- E allora bisogna combattere, far sentire la nostra voce, andare in piazza!
- … anacronistico, ma legittimo
- Mi stai pigliando per il culo.
- No, non sono io, magari questo dietro con la camicia viola.
- Smettila
- Ehehe
- Ma tu che vuoi?
- Le stesse cose che vuoi tu, per te se le desideri, e per me per poter scegliere. Ma la questione non è solo il gay pride, è l’italia che sta nella merda e sceglie quella che caga il nanetto.
- Esotico e massimalista! Che cazzo c’entra.
- È che tu vuoi la festa del Gay Pride, e poi vai a casa a sognare quello che non c’hai. Prenditelo se hai coraggio. Vattene da qui.
- Andarsene?
- SI!
- Forse hai ragione.
- …
- …
- Andiamo
- Si, che mi so stancato a fare la bella statuina … si và.
Pride
9Maggio, 2008
Soundtrack:sexual revolution/Macy Gray
Al bar AL & Tung
- hai letto di Alemanno
- si
- che ne pensi?
- Che l’ara pacis non si tocca, Meyer s’è giustamente indignato… eppoi ha dovuto fare pure l’esame all’albo, ché l’Italia non gli riconosceva il fatto di essere architetto. Surreale!
- No, no! Parlo del gay pride
- Beh, non dice una cosa inesatta
- Ma che dici?
- Che il Gay pride è manifestare ostentatamente il proprio orientamento sessuale.
- Mai sei come quelli di destra? Vuoi che ci mettiamo tutti in giacca e cravatta?
- Beh non sarebbe male, guarda quello: c’ha dei maniglioni antipanico al posto dei fianchi e si ostina a mettere magliettine strech, inchiavabile!
- Me ne frego di quello, voglio capire se tu stai con loro o con noi?
- Stiamo costruendo barricate?
- Quanto mi fai incazzare quando fai l’esotico, comunque SI! Voglio costruire barricate.
- Mica ho scelto di essere finocchio?
- Gay si dice GAY, eppoi che c’entra sta storia della scelta?
- C’entra nei termini in cui io sono esattamente così, non l’ho scelto, eppoi fai presto ad arrivare al dunque, voglio farmi fare un pompino da quellollà con le mutande arancione e blu…
- Vabbè non sai che dire
- Una birra
- Ordini una birra mentre sto parlando?
- Ho sete
- Per me un jack daniel’s liscio
- Ma tu ci sei mai stato al gay pride?
- No, non ho creduto che … mi rappresentasse…
- Non pensi di essere come quelli li?
- Beh no, si…
- È questo il punto, tu costruisci barricate dalla sponda del tuo letto, stai tutto il giorno a cofecchiare con quelle frocette delle tue amiche in chat a parlare della bomboniera di tizio, del palo di caio; quello è passivo, quello è attivo, quell’altro è un trans… è tutto un discriminare! vuoi la lotta? E allora mettiti a quattro zampe su quel tavolo e fatti sbattere da quell’orsacchitto lì, senza sentirti una femminuccia. Vai dal salumiere e digli che sei GAY. Questa DEVE essere una manifestazione di ostentazione sessuale, qualunque manifestazione è ostentare!
- Stai nervoso?
- No, ma vado a sgranchirmi l’uccello, con quello …
to be continued….
Gioco
8Maggio, 2008
Bel compitino per stanotte, la mia amica Colez, mi nomina e mi concede l’onore di ospitarla per un lustro a cena, ma benvenuta! Tutte le volte che vuole signora mia, sono un ottimo cuoco.
Bene, bene, vediamo un po’ di che si tratta: le regole
-
Indicare il blog che ti ha nominato
-
Elencare tre (o più) precauzioni che state prendendo per superare i prossimi cinque anni
-
Scrivere il numero esatto di giorni che mancano alla fine.
-
Indicare almeno altri cinque blog
Svolgimento:
primmo: Collezione di uomini che a dirla così da un brividino lungo la schienuccia.
secondo: precauzioni d’uso
-
meno teoria e più pratica
-
lezioni di volo
-
esercitare la lingua
-
aprire la scatola
terzo: milleduecentodue, ma forse millequattrocentosessanta oppure milleottocentoventicinque non lo so la regola è poco chiara…
quarto: questa è semplice nomino in ordine di conoscenza:
-
FAG *guaglione*
Misirizzi
3Maggio, 2008
La mia + vecchia amica, Claudia, diceva un po’ sorniona che avremmo dovuto avere una consapevolezza ZEN “mangio quando ho fame, dormo quando ho sonno”.
Quando il delirio della giovinezza ci salvava dalla bafogna; quando avevamo ancora i superpoteri; quando si potevano mangiare ancora le fragole…
La difficoltà, ora, è quella di ascoltarsi, magari con uno stetoscopio: lo metti nelle orecchie, poggi il disco sul petto aspetti che la sensazione di freddo passi, e ascolti…
Il respiro profondo, il battito, e annotare, il nostro suono, quotidianamente per capire il lento trasformarsi.
E costruire.
E abbattere.
E ricostruire.
Il più delle volte avverto solo la scossa, la falda che si stacca. Ti fai sorprendere dall’ago del sismografo che disegna grafici preoccupanti, e allora capisci, perché vedi tutto intorno a te che crolla: le macerie, la polvere, la ricerca dei sopravvissuti.
C’è un momento preciso in cui sembra che non ci sia + niente, tabula rasa. Non è mai così, ma la polvere e la mancanza di consapevolezza costruiscono scenari apocalittici.
Si può essere affezionati allo stato di emergenza? Lo si può provocare con soddisfazione?
Si.
Se solo riuscissi ad aprire la scatola.
Potrei ascoltare i desideri, le voglie, i dolori, le mancanze, le conquiste… e saziarmi. Essere pieno, di me, degli altri. Sentire chi c’è e chi se ne andato.
C’è tutto in questa scatola, ne sono certo e sono certo anche di avere la chiave.
Ma la paura di aprirla ne suppone la perdita, la carenza.
Nel tempo mi sono affezionato all’immagine del misirizzi, è la mia ambizione di uomo, riuscire a stare sempre in piedi nonostante i colpi.
Buona fortuna.
A me.
A Penelope.
A elide.
A FAG.
La soundtrack.
Sitcom
30Aprile, 2008
Avvolte, la mia vita, mi pare che abbia la trama di un telefilm!
Chiaramente non parlo di una intera serie televisiva, ma parlo di un’unica puntata. Mettiamo la puntata pilota, dove i personaggi come i dialoghi la trama e i loro intrecci vengono acennati e tutto rimane in sospeso in attesa della prossima puntata o rimandato per mancanza di un produttore che ci crede e investe.
La sensazione si fa drammatica quando avverti che la puntata zero è già stata trasmessa e te la sei persa.
E allora te la guardi su YOU TUBE a spezzoni di tre minuti, ma i pezzi non combaciano, le storie sono alla rinfusa i dialoghi insensati.
Perché Penelope se ne è andata?
Perché rimango in questo acquitrino napoletano a barcamenarmi senza via d’uscita?
Perché il mio lavoro non decolla?
Perché i colpi di scena sono sempre così drammatici?
Perché la terapia psicanalitica dura così a lungo?
Perché Berlusconi continua a vincere?
Le risposte sono nella seconda puntata, ma non arriva. Faccio di tutto per dimenticare l’appuntamento, per non accendere il televisore, ho difficoltà con la sintonia del canale.
Qualche giorno fa ho temuto che il “guaglione” che ho conosciuto in chat si fosse offeso perché ho definito la sua vita leggera e irresponsabile, pensandola, nel momento in cui la scrivevo, una risorsa necessaria perché la trama possa avere degli sviluppi; perché se davanti alla tua strada c’è un muro è inutile sbatterci con la testa per tutta la vita affinché si apra una breccia.
Bisogna avere le ali per volare.
Inutile citare le lezioni americane di Calvino, inutile ma necessario a me che rimango con i piedi inchiodati a terra, pensando che l’adultità sia il godere del tempo che rallenta.
È anche vero, ma l’immobilismo è da idioti.
Quando ho deciso di scrivere su questo blog, avevo una idea ben chiara, quella di mettere nero su bianco la traduzione della mia vita, come lanciare un boomerang e vedere cos’è che ritorna. C’era una prerequisito, essere nudi, ma inevitabilmente le crocette di nastro nero sui capezzoli e sul pube sono comparse senza che manco me ne accorgessi.
Mi è ritornato in faccia, il pezzo di legno, addizionato di forza centripeta.
Che male!
E allora come si fa? Che si fa, dopo quello che mi sono detto?
Si gioca di sottrazione, considerando tutto ciò che mi manca? Oppure di addizione, considerando ciò che ho?
Che farebbe l’adulto tipo?
Si tenta l’apnea profonda, godendo dell’immenso dell’abbisso? o si mettono alla prova i muscoli e, con il dolore dello sforzo, si nuota fino all’atollo?
Lo so la domanda è retorica, ma tant’è!
Diary
28Aprile, 2008
È successo che ad un certo punto sò sbocciato: mi sono spuntate le foglioline colorate, corolla pistillo e un profumo delicato e sensuale.
Giovedì ho comprato due paia di jeans da rockstar, 237 euro di vanità purissima. Sono esattamente all’ultimo grido: taglia 44, cuciture perfette, stretti di gamba, vita bassa, lavaggio strafigo; si porterebbero sul culo (mi ha consigliato il commesso), con mezza chiappa da fuori, ma è consentito solo a quelli nati dopo l’ottantasette, ho rimbrottato, io sono un po’ lontano.
Ma le avances del commesso mi sono piaciute. Chissà se guadagna a percentuale… ZOT!
In ogni caso mi stanno a pennello!
Ho conosciuto virtualmente un “guaglione” spensierato quanto irresponsabile, carino e divertente. In effetti la nostra sessione di chat non è durata a lungo, ma ho letto avidamente i suoi scritti: una vita primaverile e leggera, mi ha fatto venire in mente i miei favolosi vent’anni e per questo lo ringrazio; parlandogli mi sono reso conto di quanto sia disabituato ad esercitare la seduzione con un altro uomo e di quanto poco mi interessi esercitarla indiscriminatamente: ma da quando non sento + l’urgenza di sedurre qualunque corpo caldo sia nel raggio di cinquanta metri? da quanto tempo non ho + bisogno di una corte? Quand’è che mi è caduta la corona?
Ho cavalcato la mia vespa (PX125 classe 77) per tutto il fine settimana, mi sono fatto inondare dall’aria fresca e profumata, ho goduto di questa piccolissima fetta di libertà pienamente, senza nessun freno, senza colpa, e ho capito.
È sulla punta della lingua, l’uomo sa, capisce, si perdona e vuole dire. Il cuoricino da giovanotto non ancora, si ribella al tempo e ai cambiamenti, ha paura del futuro e delle miriadi di spirali possibili, traccheggia ancora sperimentando variazioni sul tema.
Ho telefonato Penelope, volevo condividere con lei quest’aria primaverile, mi ha sorpreso la sua voce roca e fredda: spaventata (?), non si aspettava che fossi io (?), non sapeva che dirmi (?), non sapevo che dirle (?). Siamo rimasti immobili a darci appuntamenti che non avremmo rispettato e abbiamo chiuso. Ma perché pure dopo i trenta le parole non escono fluide dalla bocca? Perché dobbiamo essere compassati e stupidi?
Ho fatto da padrino di cresima a mio cugino, sono certamente quello sbagliato, almeno per la chiesa, ma ho mentito spudoratamente, e sono diventato quello giusto come di fatto sono (strepitoso in vestito blu). Perché conosco il valore di accompagnare una persona per mano, facendole coraggio nella vita spaventosa, perché so farlo, e sono silenzioso e non invadente.
E nel frattempo del cerimoniale mi sono reso conto che le funzioni cattoliche sono rozze e primitive come gretti e meschini quelli che ci girano intorno, che boria inutile!
… e oggi non ho avuto voglia di lavorare, vorrei spogliarmi di tutte le responsabilità mettere un paio di pantaloni di lino, gli infradito, la canottiera e stare ramingo per il mondo. Porterei con me solo la mia vespa.
A domani.
Tuttobbene
24Aprile, 2008
Oggi è mercoledì. Il mercoledì è il giorno Freud.
È da tutta la settimana che un trapano, punta otto per l’acciaio, trafora pericolosamente il mio testone riccioluto. Un pensiero assillante.
Entro, saluto, mi tolgo le scarpe, mi stendo, accendo una sigaretta e comincio a montare una annosa teoria sul Sé. Questa volta ho le prove: scelte, comportamenti e dolori. Sono certo: ho la malattia, e voglio la pillola.
(Sono quattro anni che chiedo una pillola ma LUI non me le da).
Mi arriva la solita voce dietro la nuca, una domanda secca.
Te lo ricordi quel gioco che era di moda negli anni ottanta che si montavano tutte le tesserine lungo un percorso e poi dopo tre giorni a costruire percorsi complicati il divertimento era quello di far cadere la prima tesserina e in tre minuti secchi tutto cadeva rovinosamente? Ecco, la domanda ha avuto questo effetto: la costruzione è caduta miseradamente!
Quello stronzo riesce sempre a minare le fondazioni! Sarrà che lo pago per questo?
Mi sono ammutolito, non ho + parlato per 20 minuti.
Nel frattempo che cercavo di ricomporre i pezzi sparsi della mia teoriola cercando di riordinarla in una versione + convincente, mi accorgo che non arriva la solita frasetta di rito.
Il respiro è pesante … cadenzato …. insolito.
Dorme?
Mi giro di soppiato…
Gambe accavallate, la testa appoggiata nel palmo della mano e gli occhi inequivocabilmente CHIUSI!
DORME!
…
Il fatto non ha avuto eco, tenerezza apparte.
E allora ho capito: sarrà che oggi sò pure primula di maggio, ma di certo non narcissus!
Scarabocchi
20Aprile, 2008
Soundtrack:stranizza d’amuri/Carmen Consoli
È un periodo che non ho molto da dire, sarrà che so primula e che sto sbocciando, sarrà che sto osservando con attenzione i mutamenti del mio stare al mondo.
Sarrà che il mio sacco (Colez, la Magnifica, docet) conteneva poche cose e che s’è svuotato, sarrà….
Sarrà che quello che c’ho da dire mi pare sempre il solito segotto da narcisista, sarrà…
Sarrà che più che un discoclub, mi pare una balera estiva della calabria, e non siamo nella stagione giusta!
Solo un cenno,ora, mi impegno domani.
NB la soundtrack però è magnifica!
Comunity
12Aprile, 2008
Soundtrack:piccoli dettagli al buio/Deasonika
Stamattina il mio compagno, come spesso accade, mi ha portato il caffè. Mi si accosta affianco, appoggia la mano sulla mia spalla e mi chiama. Apro gli occhibelli, sorrido (è più una smorfia di dolore che un sorriso) agguanto la tazza mugugnando, bevo, richiudo gli occhi e mi sposto di fianco.
Aspetto che il sapore del caffé conquisti tutta la bocca prima di riaprire gli occhi definitivamente; alle volte fallisco un tentativo dopo l’altro gongolando in quel torpore mattutino, assaporando insieme al caffé la sensazione che mi lasciano i sogni, la luce incerta che filtra dagli scuri e l’erotismo del legnetto intrappolato nelle mutande.
Il mio risveglio è lento, progressivo, silenzioso.
Il mio compagno, diversamente, è già attivo, sbarra gli occhi e comincia la giornata.
Stamattina ha sbarrato gli occhi, ha acceso il pc, e si è accorto che nella sua comunity fotografica mancava una sostenitrice/amica: con la tazza del caffé ho dovuto sorbirmi pure GT che se ne va per protesta contro JPG Magazine (portale fotografico n.d.a.).
Cazzo!
Parlava a macchinetta, raccontandomi tutta la storia con dovizia di particolari, facevo fatica a stargli dietro. Mi ha sparato nelle orecchie tutta la preoccupazione e lo sconcerto nonché il dispiacere di aver perso un’amica.
Sorrido con piglio superiore e taglio il discorso, “perdere un’amica… mmah”!
Poco dopo in macchina mi ritorna in mente la questione, la rivaluto e mi domando, ma è possibile creare rapporti affettivi con uno scambio rarefatto di messaggi stitici?
Mieto considerazioni.
Di fatto qualche settimana fa, soggiogato dall’entusiasmo ho invitato a cena dei perfetti sconosciuti, l’ho fatto per curiosità, perché avevo voglia di capire quale espressività corporale generasse le parole che leggo con interesse, e che emotivamente partecipo ogni giorno. L’ho fatto con innocenza, spontaneamente.
Ma cosa ci sta dietro a questa finestra?
Cosa si nasconde, dietro questa infinita serie di 01, perché si possano creare relazioni che appaiono intime?
Quale condivisione?
Quale progetto?
Quante cose in comune?
Mi sono sempre preoccupato che i miei amici, le persone che fossero ai vari piani della piramide, potessero conoscere la parte + sincera di me, che questa potesse essere + intima in relazione all’altezza della hit geometrica. Certo il consuntivo non è fiducioso, ognuno, degli altri, mette ciò gli entra nelle proprie tasche, facendo un collage personalissimo; approssimando, ottimizzando, confezionando, inevitabilmente, una grottesca immagine bidimensionale.
E allora, in questo delirio egocentrico del blog, in cui la storia di ognuno nasce già storiografica, ovvero, fatta dall’immagine di sé che si vuole dare, quale parte arriva, quale puzzle si costruisce? Quanti tasselli sono mancanti?
Io , qui, quale io sono?
E tu, quale te sei?
Dietro a questa finestra chi ci sta?