io ballo
22Febbraio, 2008
soundtrack: everybody dance now
- la senti la musica? –
- si –
- si balla? –
- magari tra un pò –
- eddai! –
Come se poi uno in coppia, dovesse necessariamente ballare in coppia.
È che c’ho il complesso del rapporto simbiotico, per cui le cose bisogna farle insieme. Lo stesso passo, lo stesso letto, le stesse abitudine, i gusti e i disgusti.
Perché uno, in coppia, deve essere uno, anche se si è due, ché poi sennò, come si fa a condividere. E invece nossignore!
Mi sfugge il senso di stare insieme diversamente, nel senso di diversità; e io, invece, sono uno che balla, che si scatena, che sente costantemente il ritmo della musica e non può starne troppo tempo lontano. E tu? tu non balli.
Mi piace stare bello stirato, stasera, coi capelli fluidi che sanno di balsamo, l’aria “friccicarella” della conquista incombente, mi piace stare al centro della pista a stropicciarmi di sudore. Mi piace mischiarmi, sentire i corpi caldi di un locale affollato, il chiacchiericcio stupido della gente intorno, mi piace il rumore della vita ubriaca a ciancicata da bar.
Sono un ragazzo anni ’90, IO, ho passato tutta la mia giovinezza così, e ora? Niente, + niente. Lavoro, duro lavoro, le cenette, le chiacchiere politiche, qualche citazione di cultura di nicchia e poi a letto.
Cheppalle.
E la leggerezza?
Ok, ok, sono tempi duri, magari ritorna pure Berlusconi, bisogna stare saldi sulle gambe e gestire i contraccolpi. Ma io voglio tuffarmi nella vita, e magari affogare …. ma cazzo….
Chissà perché uno, poi ad un certo punto, deve abbassare il metabolismo, consumare meno calorie, conservarsi intatto e trascurare la data di scadenza che è sopra di ognuno. E allora godiamocela finché dura, tanto dura poco. Sempre e comunque.
E invece si finisce per collezionare: la macchina, la tele a schermo piatto, il cellulare e la moto; la lavastoviglie ché mi scoccia di fare i piatti, il cameriere filippino che così c’ho più tempo per me, l’IPOD quello Apple perché fa figo, la macchina digitale perché siamo contemporanei e poi? Con tutta sta zavorra uno dove va? Sta fermo e aspetta la morte!
No, non ci sto!
Voglio l’elettricità della novità, dell’avventura, del nuovo nel senso di “appena fatto”, dell’invenzione che non esisteva; non del rinnovato, non del ripulito, nuovo. Come quando Thonet ( “si legge tonet è austriaco” ) ha pensato alla sua sedia, quella che poi è diventata la favolosissima n°14, ha preso un pezzo di legno, l’ha guardato e TRACK ! la novità assoluta.
E così pure io.
E allora sai che c’è di nuovo, che io sto qui e ballo e quel che deve accadere accade.
….
23Febbraio, 2008 at 11:08 am
E qui si plaude per l’abbandono dell’idea del viver da malati per poi morire sani.
Prosit!
23Febbraio, 2008 at 12:06 pm
Era ora alf**, eravamo in tanti ad attendere il tuo blog. Un bacio.