Locker room

11Marzo, 2008

Soundtrack:Jerusalem/Raiz  

Stasera ero sotto la doccia nudo come un vermiciattolo, stanco dopo il mio quotidiano nuotare, quando, dal vociare dei discorsi da spogliatoio maschile, arriva in conclusione di una frase: “…e quant’altro” .

Ora, i discorsi negli spogliatoi maschili non volano alti, né tantomento pescano nel variegato scibile umano, per lo + sono un’espressione verbalizzata della competitività atavica tra primati maschi: il cazzo!

Chi ce l’ha + lungo, + grosso, + duro che dura e via dicendo…

I discorsi quindi non sono mai, un aneddoto, un dilemma, una novelletta amena, ma esclusivamente avverse posizioni su tre argomenti: il pallone, la femmina, la politica.

Chi anima i discorsi è generalmente chi ce l’ha + piccolo, che dopo l’umiliazione della doccia deve riprendere possesso del suo orgoglio di maschio ferito costruendo verbose teorie atte a recuperare ciò che s’e visto mancare nel confronto con gli altri!

Per tutti rimane miseramente: “Pepp’ O’BUTTON’” (il bottone).

Appunto, lo sventurato, dopo 20 minuti di comizio politico ha concluso con “…e quant’altro”.

Mi si sono drizzati i peli! Parevo un rospo. 

Quant’altro lo usano oramai tutti; passi che lo usano gli amici di Maria de Filippi, passi pure che lo usino gli speaker radiofonici, ma al telegiornale NO! e NO tutt’insieme, Pepp’ O’BUTTON’ compreso. Cos’è una moda?

Quant’altro mi fa schifo, mi pare spazzolare con la mano la tavola dalle briciole dopo aver sparecchiato. Ha un suono orrendo! 

Posto che non sono Alessandro Manzoni, posto pure che spesso litigo con la punteggiatura: la metto a caso come faceva Totò; ma ciò a cui faccio attenzione è l’immagine che le parole evocano. Le scelgo con cura. È quello che mi aiuta nella scrittura, come se stessi disegnando. Prima si forma una nuvoletta sfilacciosa, dopo cerco di scontornarla con i vocaboli quando nel frattempo la nuvoletta rischiara e diventa immagine.

Posto pure che non ci sia mai riuscito,  ma riflettiamo su quali immagini evocano “e quant’altro” ed “eccetera” .

La prima pronunciata ha un suono nasale orrido, la enne risuona nel naso e uncina tutto ciò che segue portandolo su, con un suono piatto tra il palato e le narici concludendo con una O gutturale che senza l’appoggio diaframmatico cade nel precipizio della gola. Orrendo! Vomitevole!

Manco la seconda è bella: è una marcetta; una professoressa bassina con il culo grosso che cammina pesante su tacchetti quadrati, ma almeno sa di qualche cosa di antico, romantico, come il rumore dei martelletti sulla carta di una olivetti 35, è vintage!

E allora vi prego usiamola!

9 Responses to “Locker room”


  1. Ti ricordo che IO sono vintage, leva da quella parola il senso insultante, o mi riterrò offesa.
    E che vogliamo dire di “piuttosto che”?

  2. altungdiscoclub Says:

    @ Pen: Amo la parola vintage ed il senso non era insultante anzi accattivante, seducente volevo far seguire una moda piuttosto che un’altra. Se ti ho offesa mi scuso, non volevo.
    Non saprei questa parola non mi da ancora fastidio, ci penso e ti dico.


  3. Non ci posso credere non ti dia fastidio, è un orrore semantico-linguistico-morfologico-lessicale…
    tu mi stai a piglià pel culo.
    :lol:

  4. altungdiscoclub Says:

    piuttosto che prenderti per il culo, ci ragiono…. :-P

  5. elideinviola Says:

    E perchè tu fai il designer, ma quando quando lavori nella comunicazione e devi avere a che fare con gente che parla per insensati inglesismi e le poche volte cheparla italiano scrive proficuo cn la q e quant’altro…. ops! Bacetto

  6. altungdiscoclub Says:

    @elideinviola:perchè ho attenzione per il particolare. Di fatto non sono un designer, sono architetto con un interesse spiccato per il disegno industriale.


  7. Ma i rospi hanno i peli? :-) )


  8. Onoratissimo di risponderle professò:si, ma solo quelli “Bears”!
    :-p


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