Orfano di Babbo Natale

28Dicembre, 2008

Soundtrack: jingle bells/neripercaso

 

Ho abbastanza tabacco per durare due giorni a fumare rimanendo rintanato nella mia stanza, colla stufa a palla, e senza avere la necessità di uscire nel freddo gelido di questa caserma in cui abito! Niente da mangiare, ho fatto il pieno in questi giorni (il mio nutrizionista ne avrà a male), i bisognini li cateterizzo dalla finestra con la gioia degli abitanti del cortile, e le comunicazioni impellenti le telegrammo attraverso la rete!

La malinconia delle feste si è impadronita di me, incontrastata!

Ogni anno, passata l’abbuffata natalina, rivaluto a mente fredda la costipazione emotiva che mi attanaglia e cerco di digerirla. C’è bisogno di silenzio, concentrazione, memoria e digiuno forzato.

È che uno a fatica si riprende dall’estate: pelle abbronzata, conquiste leggere, alcoliche serate danzerecce, per scafandrarsi in maglioni di lana pesante, cappelli e sciarpe. Quindi col pallore verdognolo di un inverno rigido, ci si trascina in un ritmo lavorativo serio e responsabile di impegni e professionalità, che ti capita, tra capo e collo, il messaggio promozionale del Natale. Comincia un mese e mezzo prima, incalzante, tra lucine canti e avvisaglie di neve fatata, che ci si ritrova col vischio nel culo a fare la spesa da folletto per conto di babbo Natale. È tutto un correre forsennato incontro a quella felicità che promette da anni e anni Jingle Bells che quando arriva la notte di natale ci si ritrova desolati al cospetto di una stanca cassatina siciliana, abbattuta sul fianco per la sua pesantezza intrinseca, a scartocciare l’ennesimo paio di calzettoni che la nonna ha comperato per conto del folletto a colori cocacola. In quel momento hai la netta consapevolezza che la scintillante magia del natale è quella delicata nota, precisa e sibilante (tenuta a lungo col diaframma) che flauta a tratti roca al di la della porta del cesso! … E puzza di fogna!

Niente neve che cade a fiocchi ben annodati, si vende in grammi e si tira su col naso!

Niente allegria improvvisa per la soavità della neve danzante, la neve a Napoli s’è vista 2 volte e non si poggia a terra, si squaglia prima!

Nessuno scintillio magico tra i sorrisi dei commensali: l’unto del baccalà fritto regna sovrano!

I desideri rimangono desideri e se ti azzardi a pronunciarli c’è qualcuno che ti guarda sogghignando come se fossi un cazzone credulone passandoti l’insalata russa.

Il senso della famiglia viene annualmente preso a colpi di machete tra le ciociole e i roccocò.

E intanto quello stronzo di babbonatale latita da quando ho memoria!

Ma allora il senso del natale cos’è, dove sta? Nelle canzoncine di melassa che ogni anno vengono interpretate dalle rock star? Nei film di Cristian de Sica farcite di ilare volgarità a pronta presa? Nelle mutande rosse che se non te le metti trombi meno dell’anno precedente?

Ma il natale esiste? O è solo un’attesa per ciò che non succederà mai?

Non è che per caso questo senso di pesantezza che sta tra il petto e lo stomaco intasato dall’ultimo pezzo di panettone coi canditi è il figlio orfano di quel babbo natale che è uscito a comprarsi le sigarette anni e anni fa? Chissà … e intanto prendo un digestivo.

 

 

 

Pelle

10Dicembre, 2008

Soundtrack:Svefn/Stafraenn Hakon

 

È sulla pelle che è successo. È sulla pelle che deve succedere. Come avvertire il caldo o il freddo. Un bruciore improvviso, una punta di spillo; ma anche il lampo dell’imbarazzo ché arriva da dentro ma che fuori sta: sulle guance, nella fronte aggrottata, sulle labbra ripiegate tra denti.

È sulla pelle che voglio che stia, perché idrata, riequilibra il PH, perché è la che stanno i primi segni di contatto, li che rimangono i lividi dopo una colluttazione.

Chiedersi cos’è, dove sta, che forma ha, è forse una perdita di tempo? viverlo e consumarlo avidamente, una forma di debolezza narcisistica? e questa famelica voracità, da dove viene, che dice, cosa racconta?

Vero è che il mio corpo è cambiato, segue, elastico, le curve pericolosissime, le spirali del desiderio riconoscendosi sempre, ritrovandosi ogni volta. E la mia pelle risplende rinnovata come la muta di un rettile.

Vorrei che le costole fossero armonici di un battito roboante.

Forse sulla pelle cola il tempo e il desiderio, e risuona, il petto.

Forse.