Futuro anteriore

14Novembre, 2008

Soundtrack: il bacio sulla bocca/Ivano Fossati

 

 

… deve essere stato quando sei venuto in cucina e ci siamo presentati. Quando mi hai riconosciuto incasellandomi in chissà quale racconto e mi hai detto “… ma complimenti…” . Avrò fatto esattamente quella smorfia di imbarazzo che mi hai raccontato in un messaggio, me la riconosco. Ma ancora mi intimidisco, distogliendo lo sguardo e dando ragione a quel brutto anatroccolo infossato in qualche profondo dove del mio petto.

Deve essere stato in quel momento che ci siamo agganciati, prima che cominciasse la festa. Prima che ci fosse l’esposizione mondiale del maschio da monta. Prima che potessimo scegliere e testare, e tastare e accogliere corteggiamenti e sguardi eloquenti.

Prima di tutto ci siamo guardati.

 

Quello che è successo dopo mi sfugge, io gironzolavo curioso, tu ti destreggiavi nel traffico di vassoi e chiacchiere, quando abbiamo cominciato a stare vicini e salterellare, ballare e rincorrerci  come fanno i ragazzini la notte di natale prima di sfiocchettare i regali; ché è venuto all’improvviso, quel bacio, ché è stato frizzante e dissentante quanto la coca-cola. Ché non disseta e ne vuoi ancora e ancora.

Sono l’ospite del padrone di casa, corteggiato e vezzeggiato. Con lui ho passato lunghi pomeriggi  a farmi carezzare da chiacchiere amabili ed eleganti, esattamente com’è il suo modo di stare al mondo; ma in questo girotondo da ragazzini me lo dimentico, e ci sei tu.

Ci sei tu anche all’alba di due giorni dopo, sotto al palazzo, dopo un messaggio furtivo, ad accompagnarmi all’aeroporto dove abbiamo provato a dissetarci nel parcheggio: “ vieni a Napoli, vieni da me”… “ si vengo, solo tra due finesettimana” .  … solo …

 

Proviamo a raggiungerci con tutti i mezzi dell’etere a nostra disposizione, messaggi/telefono/chat/faccialibro. Mi ritrovo ‘nzallanuto (stato confusionale) e scoordinato. Non riesco a fare 3 cose di seguito senza non fermarmi imbambolato a guardare nel vuoto, a pensare, a chiedermi. Cos’è tutto questo? Cos’è questo desiderio di vicinanza? Questa frenetica ricerca?

 

“Io sono uno senza tattiche” te l’ho detto sulla terrazza tra un bacio e l’altro, nell’ubriachezza che dilava le reticenze e amplifica le risonanze delle parole.

… e voglio starti sotto la pelle, riconoscere le pieghe della tua fronte, voglio rincorrerti e acchiapparti, stringerti fino a farti entrare nel petto. Voglio bere e mangiarti, a colazione a pranzo e a cena. Voglio il tuo corpo sulla mia tavola, nel mio letto, nelle pieghe spesse delle mie malinconie, voglio trovarti sorridente ad aspettarmi, e rasserenare le inquietudini che mi raggrinziscono la fronte. Questo te lo dico ora dove non lo leggerai, stampato dove è il posto del desiderabile desiderio, dove il  prodotto è ancora progetto. Lo dico sapendo che è un’illusione come sempre è l’ammore, un’ illusione fragile, leggera, con le ali; e si rompe e vola via in un istante.

E allora laceriamoci la carne prima che sia troppo tardi, dissetiamoci e sfamiamoci, voliamoci addosso e consumiamo quest’illusione prima di essere logori, prima che ci lasci cadaveri senza desiderio. E avremo scalato, combattuto, vinto questo inganno che ci stringe in una morsa paurosa de se, del vedremo. …

 

 

 

di notte

23Giugno, 2008

senza Soundtrack:

Non era questo il post che volevo scrivere, ma orami mi sono abituato a far scorrere le parole secondo la direzione che vogliono prendere. Decidono loro.

Ne parlavo con Penelope ieri notte, mentre Loredana Bertè blaterava le sue canzoni. Certo ho utilizzato una metafora meno poetica con lei, ma il senso è lo stesso: questo blog si sostiene per l’urgenza intima di ridurre in parole i movimenti dei pensieri, delle emozioni, del corpo.

È così anche stanotte, mentre sto sulla mia cuccia soppalcata, solo con il mio DELL nuovo di zecca.

È cominciato come un  gioco tra me e FAG, lui sarebbe andato con i suoi amici a ballare ed io lo avrei raggiunto facendo ingelosire qualche suo ex di cui sentiva il peso e la lontananza. “Metto la mia strepitosa camicia rossa di seta, sono abbronzato e strafigo” gli ho detto. Lui ha riso, inserendo l’omino che si sganascia battendo i pugni a terra, tra le righe di una conversazione leggera su MSN. Ed io ho fatto lo stesso perché mi piace vedere quell’omino in coppia, e ancor di + mi piace prendermi poco sul serio, recitando il ruolo del narciso incallito.

Il cielo era di vernice ieri notte, blu intenso, c’erano pure le stelle luccicanti, milioni…, e se pure non fosse stato così ne ho viste di bellissime e ancor più luccicanti.

 

Penelope, che muove le parole tra le curve rocciose della sua voce, con forza e decisione. Lei  è luce rarissima, preziosa. Le guardavo il profilo elegante, mentre ripeteva la sua età come se fosse una condanna, mentre mi chiedeva di me e ascoltava e mi restituiva quello che lei è adesso. Ed è stato denso e profondo come vernice liquida.

 

FAG, che mi ha cercato per tutta la sera (ha detto il “ballerino” Bagley) e che quando mi ha visto ha accennato un timido sorriso, brevi frasi criptate di cui ancora non conosco il codice, ma che mi pare di intuire dai suoi occhi stellati, malinconici. Ho ballato con lui tutta la sera, in un preciso gioco di vicinanze, ma il suo corpo legnoso è respingente agli attacchi, la fierezza lo rende inaccessibile. Stella lontanissima e scintillante.

 

Il sorriso premuroso di Bagley, e gli occhi intelligenti e attenti. Luna sconosciuta, rara.

 

E il corpo nervoso di V* da cui mi sono preso baci e lusinghe.

 

Una Cometa è necessaria per ogni rinascita.

 

Domani parto, vado a Palermo, mi aspettano i nazionali di nuoto master. Una settimana di vacanza … Notte.