Sitcom

30Aprile, 2008

Soundtrack: vola lontano/ Ivan Segreto

 Avvolte, la mia vita, mi pare che abbia la trama di un telefilm!

Chiaramente non parlo di una intera serie televisiva, ma parlo di un’unica puntata. Mettiamo la puntata pilota, dove i personaggi come i dialoghi la trama e i loro intrecci vengono acennati e  tutto rimane in sospeso in attesa della prossima puntata o rimandato per mancanza di un produttore che ci crede e investe.

La sensazione si fa drammatica quando avverti che la puntata zero è già stata trasmessa e te la sei persa.

E allora te la guardi su YOU TUBE a spezzoni di tre minuti, ma i pezzi non combaciano, le storie sono alla rinfusa i dialoghi insensati.

Perché Penelope se ne è andata?

Perché rimango in questo acquitrino napoletano a barcamenarmi senza via d’uscita?

Perché il mio lavoro non decolla?

Perché i colpi di scena sono sempre così drammatici?

Perché la terapia psicanalitica dura così a lungo?

Perché Berlusconi continua a vincere?

Le risposte sono nella seconda puntata, ma non arriva. Faccio di tutto per dimenticare l’appuntamento, per non accendere il televisore, ho difficoltà con la sintonia del canale.

Qualche giorno fa ho temuto che il “guaglione” che ho conosciuto in chat si fosse offeso perché ho definito la sua vita leggera e irresponsabile, pensandola, nel momento in cui la scrivevo, una risorsa necessaria perché la trama possa avere degli sviluppi; perché se davanti alla tua strada c’è un muro è inutile sbatterci con la testa per tutta la vita affinché si apra una breccia.

Bisogna avere le ali per volare.

Inutile citare le lezioni americane di Calvino, inutile ma necessario a me che rimango con i piedi inchiodati a terra, pensando che l’adultità sia il godere del tempo che rallenta.

È  anche vero, ma l’immobilismo è da idioti.

Quando ho deciso di scrivere su questo blog, avevo una idea ben chiara, quella di mettere nero su bianco la traduzione della mia vita, come lanciare un boomerang e vedere cos’è che ritorna. C’era una prerequisito, essere nudi, ma inevitabilmente le crocette di nastro nero sui capezzoli e sul pube sono comparse senza che manco me ne accorgessi.

Mi è ritornato in faccia, il pezzo di legno, addizionato di forza centripeta.

Che male!

E allora come si fa? Che si fa, dopo quello che mi sono detto?

Si gioca di sottrazione, considerando tutto ciò che mi manca? Oppure di addizione, considerando ciò che ho?

Che farebbe l’adulto tipo?

Si tenta l’apnea profonda, godendo dell’immenso dell’abbisso? o si mettono alla prova i muscoli e, con il dolore dello sforzo, si nuota fino all’atollo?

Lo so la domanda è retorica, ma tant’è!

io ballo

22Febbraio, 2008

 soundtrack: everybody dance now

-          la senti la musica? –

-          si –

-          si balla? –

-          magari tra un pò –

-          eddai! – 

Come se poi uno in coppia, dovesse necessariamente ballare in coppia.

È che c’ho il complesso del rapporto simbiotico, per cui le cose bisogna farle insieme. Lo stesso passo, lo stesso letto, le stesse abitudine, i gusti e i disgusti.

Perché uno, in coppia, deve essere uno, anche se si è due, ché poi sennò, come si fa a condividere. E invece nossignore!

Mi sfugge il senso di stare insieme diversamente, nel senso di diversità; e io, invece, sono uno che balla, che si scatena, che sente costantemente il ritmo della musica e non può starne troppo tempo lontano. E tu? tu non balli.

Mi piace stare bello stirato, stasera, coi capelli fluidi che sanno di balsamo, l’aria “friccicarella” della conquista incombente, mi piace stare al centro della pista a stropicciarmi di sudore. Mi piace mischiarmi, sentire i corpi caldi di un locale affollato, il chiacchiericcio stupido della gente intorno, mi piace il rumore della vita ubriaca a ciancicata da bar.

Sono un ragazzo anni ’90, IO, ho passato tutta la mia giovinezza così, e ora? Niente, + niente. Lavoro, duro lavoro, le cenette, le chiacchiere politiche, qualche citazione di cultura di nicchia e poi a letto.

Cheppalle.

E la leggerezza?

Ok, ok, sono tempi duri, magari ritorna pure Berlusconi, bisogna stare saldi sulle gambe e gestire i contraccolpi. Ma io voglio tuffarmi nella vita, e magari affogare …. ma cazzo….

Chissà perché uno, poi ad un certo punto, deve abbassare il metabolismo, consumare meno calorie, conservarsi intatto e trascurare la data di scadenza che è sopra di ognuno. E allora godiamocela finché dura, tanto dura poco. Sempre e comunque.

E invece si finisce per collezionare: la macchina, la tele a schermo piatto, il cellulare e la moto; la lavastoviglie ché mi scoccia di fare i piatti, il cameriere filippino che così c’ho più tempo per me, l’IPOD quello Apple perché fa figo, la macchina digitale perché siamo contemporanei e poi? Con tutta sta zavorra uno dove va?  Sta fermo e aspetta la morte!

No, non ci sto!

Voglio l’elettricità della novità, dell’avventura, del nuovo nel senso di “appena fatto”, dell’invenzione che non esisteva; non del rinnovato, non del ripulito, nuovo. Come quando Thonet ( “si legge tonet è austriaco” ) ha pensato alla sua sedia, quella che poi è diventata la favolosissima n°14, ha preso un pezzo di legno, l’ha guardato e TRACK ! la novità assoluta.

E così pure io.

E allora sai che c’è di nuovo, che io sto qui e ballo e quel che deve accadere accade.

….