Game Boy

4Luglio, 2008

Soundtrack: Cibo estremo/Cristina Donà

 

È notte, non troppo buia.

È notte afosa. Il ventilatore cinese gira supersonica l’aria calda, e la citronella ne profuma le spirali e l’illumina.

È notte, ma non ancora notte per accucciarsi, sono con te a giocare la fantasia.

Io qui, tu là. Sconosciuti.

I livelli del gioco si susseguono veloci. Senza sosta. Una schermata dopo l’altra ci porta dove potremmo essere nudi e madidi.

- hai cam –

- NO, ma tu si – dico rischiando un livello di un gioco autocratico.

Sei console perfettissima e io mi scopro agile giocatore.

Muovo le parole liberate dal desiderio e tu esegui generoso, senza esitazione. Senza pause.

Volendo più istruzioni, desiderando, accogliendo.

Ti scopri partigiano e spegni.

Ma io istruisco le mosse del tuo piacere senza sosta, fino al termine.

Ho le prove di te stropicciato nell’ultima richiesta da dispotico giocatore.

Game over.

 

Ti incontro il giorno dopo, sono il blogger, un ritratto vago da gaydar. Sono solo parole e grigi chiaroscurati.

Tu sei bellissimo, sembri attore anni ’50 con un’aria sicura e spaurita insieme.

Nessuna delusione.

Dopo le parole ricominciamo a giocarci.

 

 

Senzanome

13Marzo, 2008

Soundtrack: l’animale/F.Battiato  

Discorsi di post adolescenti, una sfida con voglia:

- tu in sauna? Ah, non sei il tipo! –

Mi ribolliva il sangue dall’eccitazione, per la paura di far arrabbiare Gesù, mi sarei dovuto confessare; e poi c’era quel principe mezzosangue che mi piaceva. E poi ho vissuto tutta la vita con donne, loro hanno un’altra visione del sesso dell’amore del desiderio (almeno quello dichiarato) e io con loro, fino a quel momento.

Salto il fosso.

Il cuore in gola e lunghi tiri da una canna, per disinibirci.

 - Hai tessera? Non ho tessera –

- Sei socio? Non sono socio –

- Ventimila –

Ero vestito solo di un astuccio oblungo porta preservativi, di un asciugamanino con spacco e di tutta l’hashish  aspirata ferocemente.

Mi separo immediatamente dal mio compagnuccio di giochi, vagolo in giro.

Non c’è nessun filtro, nessuna dissimulazione, niente contrattempi, solo il mio desiderio, la mia fantasia.

Sono un burroso panino da pub, ben piastrato, succulento e fiero.

Mi muovo lento come un turista in un museo, guardo incuriosito corpi che come me, ma + di me, sanno i movimenti, i codici, i segnali.

Uno mi  segue portandosi dietro la lumacosa bava delle sue voglie, io lo rifiuto. Qui e sufficiente un gesto, non ci penso +.

Mi rinfresco spesso con una doccia, nella piscinetta, che meglio non pensarci; e mi riparo al caldo del bagno turco, il sudore lava via le tossine, purifica.

Sono avviluppato in un vortice stupefatto di desiderio, sudore e sensualità: sono liquido.

Prendo la mira tra la nebbia densa, allungo la mano e mi prendo un’addome scolpito con cura.

Mi avvolgo. S’avvolge. Piove.

Sono stato solo corpo, muscoli, voglia. Solo quello volevo.

Ho trovato la massa della mia carne allora, senza parole, senza identità civile. La massa del corpo dell’animale.

Lui è senzanome.

Io pure.

Assioma

4Marzo, 2008

Soundtrack: army on me/feat.grisbi  

Domani parto, vado a Bologna per lavoro.

 I treni mi mettono sempre un po’ di agitazione, scatenano l’adrenalina. A pensarci bene, il viaggio in treno,  ha in se un numero indefinito di possibilità, incontri, scambi, seduzioni; magari è questo che mi elettrizza.

Qualche anno fa, quando ero giovanotto e un po’ boccalone, si narrava di un certo treno, tipo il ROMA_MILANO delle 8:15, in cui succedevano cose inenarrabili (ma c’era sempre chi le  raccontava con dovizia di particolari). Una specie di immensa darkroom dove bastava un’occhiatina, un cenno indistinguibile, che si finiva a trombare finanche sul lunotto del treno.

Il pompino del capotreno, il culo dell’acquafrescaio, l’uccello del militare in congedo … insomma un campionario di meravigliose sozzerie che ti faceva venire la voglia di comprare un biglietto a chilometraggio illimitato.

C’è anche chi il viaggio lo ha fatto a scadenza bisettimanale.

Io nella mia vita ho viaggiato parecchio, e spesso questa tratta da solo. Manco a dire che sia una tipo distratto, ma il mio libricino delle esperienze sessuali trenesche rimane vuoto, miserrimamente bianco.

Quando lamentavo della mia scarsa esperienza nei “luoghi comuni”, i miei amici, quelli che trombavano pure in sacrestia, mi dicevano che io ho un difetto ovvero che a me non si vede! Non si vede cosa (?), vi domanderete, non si vede che sono finocchio! 

Dramma.

L’assioma si enuncia da solo: chi è “normal” non solo, quindi, non tromba in treno, ma nemmeno un’acchiappo in autobus, una palpatina in aeroporto, una strizzata d’occhio in nave, un succhiotto sullo sky lift!

Il treno è una fucina di grandi possibilità, incontri, scambi, seduzioni: domani sarà un lungo viaggio, porterò con me un libro.

Gaydar o la pornomacelleria

29Febbraio, 2008

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Soundtrack: 19-2000(The Wiseguys House of/Gorillaz 

Il mirabolante mondo di internet, stupisce per le possibilità che offre, rivolgersi alle pagine elettroniche per trovare un compagno/a per tutta la vita o per una notte è oramai prassi comune.

Tutti, soprattutto nei giorni di fragilità sessuale (Penelope docet), abbiamo sentito storie di strafighi da paura che hanno felicemente visto combaciare le loro inebrianti membra dopo un casuale scambio di messaggi in chat e un altrettanto fortuito incontro ai giardinetti.

Tutti abbiamo un pc (altrimenti non si capisce come mi si fa a leggere) una web cam, gli indici per scrivere e pezzi di carne scelta da pubblicare su un qualunque portale di incontri, dipende dai gusti.

Noi ghei abbiamo gaydar:  What you want, when you want it! Questo, il seducente messaggio promozionale che imbambola chiunque lo digiti dopo l’usuale WWW.

Ti viene l’acquolina in bocca, incominci a fremere e a frignare come un bambino davanti ad un negozio di giocattoli (perché da adulto i tuoi giochi si fanno + complessi ma l’atteggiamento è identico). Il messaggio è cristallino: quello che vuoi quando lo vuoi, praticamente il paese dei balocchi! cazzo voglio essere Pinocchio e chissenefotte delle orecchie d’asino.

Scegli un nick succulento, una foto rappresentativa, tre o quattro parole che dicano ma che non svelino, gusti e interessi come pioggia dorata (generalmente pisci su tutto, comune pratica dei primati per segnare il territorio) e sei pronto all’attacco.

Felle di pettorali, capezzoli ardenti, lombi alla griglia, spalle ripiene, bicipiti e piedi; cazzi semiturgidi e palle rigonfie scorniciano facce attonite. Pecorelle d’ogni tipo pascolano tra bidet e lavandino; quarti di manzo allo specchio del cesso; sincopati busti abbronzati e depilati appaiono, fantasmagorici, tra chi è attivo ma per l’occasiona è prono, chi è curioso ma beve sperma con una goccia di succo d’arancia, chi è eterosessuale, sposato ma pretende di leccare le scarpe a ragazzini tra i 20 e i 24 dopo che gli sono venuti in faccia. 

Mi accorgo di aver sbagliato foto, il primo piano al matrimonio di mia cugina non è indicato, mi sento nudo….. e vado di photoshop… 

Proseguo indefessamente, con il “desiderio” che frulla: giuggiolo_incam, fava_fave,  xxxale_solo_att_, mailino non stop, chiappe_calienti, aspettosolote, max69 ….. Spedisco qualche messaggio, accendo la chat, arrivano messaggi, rispondo; convulsamente prendo a collezionare nella testa le immagini che si mischiano e si compongono a caso, combinando un Frankenstein  di cui mi “innamoro” perdutamente.  

Ho sempre pensato che internet fosse un istigatore all’onanismo, mi accorgo che tutto quello che succede aldilà dello schermo non mi riguarda, non lo conosco, non lo comprenderò. Ognuno resta con il proprio immaginario fisso in testa e cerca di farlo combaciare con chi, per caso, è capitato a portata di indici. Se poi l’interlocutore è solo una vaga sembianza di carne succulenta tutto quello che c’è intorno è opera d’ognuno.

Ma questo è diverso, what you want… in fondo è quello che cerco, un frugale pasto con contorno a scelta, le proteine nutrono i muscoli, la mia dieta prevede a cena carne magra …. When you want it.

La ricetta è veloce, la pietanza pretende cottura breve, accelero i tempi e azzardo un appuntamento. 

Viene al parcheggio dell’uscita della tangenziale con un amico, mi sorprendo, ma poi capisco perché: se fossi stato un vecchio “scuffiato” si sarebbe dato. Datosi che sono un decentissimo pezzo di carne, rimane.

Diversamente io non ho amici-spalla per cui, rimango mio malgrado.  

Per tutto il resto della serata, drink/sigaretta/canna(lui non fuma)/passeggiata, cerco di indagare da astuto Poirot dove e se, avesse nascosto quell’unico significante brandello che mi ha convinto ad interloquire + dei due secondi previsti per statuto.

Non si seppe mail, il ragazzo amava le tangenti.

Lo riaccompagno in tangenziale, non gli do il numero di telefono, e al ritorno a casa mi sparo una sega pensando al mio perduto Frankenstein!

When you want what you want: pray!