Pelle

10Dicembre, 2008

Soundtrack:Svefn/Stafraenn Hakon

 

È sulla pelle che è successo. È sulla pelle che deve succedere. Come avvertire il caldo o il freddo. Un bruciore improvviso, una punta di spillo; ma anche il lampo dell’imbarazzo ché arriva da dentro ma che fuori sta: sulle guance, nella fronte aggrottata, sulle labbra ripiegate tra denti.

È sulla pelle che voglio che stia, perché idrata, riequilibra il PH, perché è la che stanno i primi segni di contatto, li che rimangono i lividi dopo una colluttazione.

Chiedersi cos’è, dove sta, che forma ha, è forse una perdita di tempo? viverlo e consumarlo avidamente, una forma di debolezza narcisistica? e questa famelica voracità, da dove viene, che dice, cosa racconta?

Vero è che il mio corpo è cambiato, segue, elastico, le curve pericolosissime, le spirali del desiderio riconoscendosi sempre, ritrovandosi ogni volta. E la mia pelle risplende rinnovata come la muta di un rettile.

Vorrei che le costole fossero armonici di un battito roboante.

Forse sulla pelle cola il tempo e il desiderio, e risuona, il petto.

Forse.

Futuro anteriore

14Novembre, 2008

Soundtrack: il bacio sulla bocca/Ivano Fossati

 

 

… deve essere stato quando sei venuto in cucina e ci siamo presentati. Quando mi hai riconosciuto incasellandomi in chissà quale racconto e mi hai detto “… ma complimenti…” . Avrò fatto esattamente quella smorfia di imbarazzo che mi hai raccontato in un messaggio, me la riconosco. Ma ancora mi intimidisco, distogliendo lo sguardo e dando ragione a quel brutto anatroccolo infossato in qualche profondo dove del mio petto.

Deve essere stato in quel momento che ci siamo agganciati, prima che cominciasse la festa. Prima che ci fosse l’esposizione mondiale del maschio da monta. Prima che potessimo scegliere e testare, e tastare e accogliere corteggiamenti e sguardi eloquenti.

Prima di tutto ci siamo guardati.

 

Quello che è successo dopo mi sfugge, io gironzolavo curioso, tu ti destreggiavi nel traffico di vassoi e chiacchiere, quando abbiamo cominciato a stare vicini e salterellare, ballare e rincorrerci  come fanno i ragazzini la notte di natale prima di sfiocchettare i regali; ché è venuto all’improvviso, quel bacio, ché è stato frizzante e dissentante quanto la coca-cola. Ché non disseta e ne vuoi ancora e ancora.

Sono l’ospite del padrone di casa, corteggiato e vezzeggiato. Con lui ho passato lunghi pomeriggi  a farmi carezzare da chiacchiere amabili ed eleganti, esattamente com’è il suo modo di stare al mondo; ma in questo girotondo da ragazzini me lo dimentico, e ci sei tu.

Ci sei tu anche all’alba di due giorni dopo, sotto al palazzo, dopo un messaggio furtivo, ad accompagnarmi all’aeroporto dove abbiamo provato a dissetarci nel parcheggio: “ vieni a Napoli, vieni da me”… “ si vengo, solo tra due finesettimana” .  … solo …

 

Proviamo a raggiungerci con tutti i mezzi dell’etere a nostra disposizione, messaggi/telefono/chat/faccialibro. Mi ritrovo ‘nzallanuto (stato confusionale) e scoordinato. Non riesco a fare 3 cose di seguito senza non fermarmi imbambolato a guardare nel vuoto, a pensare, a chiedermi. Cos’è tutto questo? Cos’è questo desiderio di vicinanza? Questa frenetica ricerca?

 

“Io sono uno senza tattiche” te l’ho detto sulla terrazza tra un bacio e l’altro, nell’ubriachezza che dilava le reticenze e amplifica le risonanze delle parole.

… e voglio starti sotto la pelle, riconoscere le pieghe della tua fronte, voglio rincorrerti e acchiapparti, stringerti fino a farti entrare nel petto. Voglio bere e mangiarti, a colazione a pranzo e a cena. Voglio il tuo corpo sulla mia tavola, nel mio letto, nelle pieghe spesse delle mie malinconie, voglio trovarti sorridente ad aspettarmi, e rasserenare le inquietudini che mi raggrinziscono la fronte. Questo te lo dico ora dove non lo leggerai, stampato dove è il posto del desiderabile desiderio, dove il  prodotto è ancora progetto. Lo dico sapendo che è un’illusione come sempre è l’ammore, un’ illusione fragile, leggera, con le ali; e si rompe e vola via in un istante.

E allora laceriamoci la carne prima che sia troppo tardi, dissetiamoci e sfamiamoci, voliamoci addosso e consumiamo quest’illusione prima di essere logori, prima che ci lasci cadaveri senza desiderio. E avremo scalato, combattuto, vinto questo inganno che ci stringe in una morsa paurosa de se, del vedremo. …

 

 

 

di notte

23Giugno, 2008

senza Soundtrack:

Non era questo il post che volevo scrivere, ma orami mi sono abituato a far scorrere le parole secondo la direzione che vogliono prendere. Decidono loro.

Ne parlavo con Penelope ieri notte, mentre Loredana Bertè blaterava le sue canzoni. Certo ho utilizzato una metafora meno poetica con lei, ma il senso è lo stesso: questo blog si sostiene per l’urgenza intima di ridurre in parole i movimenti dei pensieri, delle emozioni, del corpo.

È così anche stanotte, mentre sto sulla mia cuccia soppalcata, solo con il mio DELL nuovo di zecca.

È cominciato come un  gioco tra me e FAG, lui sarebbe andato con i suoi amici a ballare ed io lo avrei raggiunto facendo ingelosire qualche suo ex di cui sentiva il peso e la lontananza. “Metto la mia strepitosa camicia rossa di seta, sono abbronzato e strafigo” gli ho detto. Lui ha riso, inserendo l’omino che si sganascia battendo i pugni a terra, tra le righe di una conversazione leggera su MSN. Ed io ho fatto lo stesso perché mi piace vedere quell’omino in coppia, e ancor di + mi piace prendermi poco sul serio, recitando il ruolo del narciso incallito.

Il cielo era di vernice ieri notte, blu intenso, c’erano pure le stelle luccicanti, milioni…, e se pure non fosse stato così ne ho viste di bellissime e ancor più luccicanti.

 

Penelope, che muove le parole tra le curve rocciose della sua voce, con forza e decisione. Lei  è luce rarissima, preziosa. Le guardavo il profilo elegante, mentre ripeteva la sua età come se fosse una condanna, mentre mi chiedeva di me e ascoltava e mi restituiva quello che lei è adesso. Ed è stato denso e profondo come vernice liquida.

 

FAG, che mi ha cercato per tutta la sera (ha detto il “ballerino” Bagley) e che quando mi ha visto ha accennato un timido sorriso, brevi frasi criptate di cui ancora non conosco il codice, ma che mi pare di intuire dai suoi occhi stellati, malinconici. Ho ballato con lui tutta la sera, in un preciso gioco di vicinanze, ma il suo corpo legnoso è respingente agli attacchi, la fierezza lo rende inaccessibile. Stella lontanissima e scintillante.

 

Il sorriso premuroso di Bagley, e gli occhi intelligenti e attenti. Luna sconosciuta, rara.

 

E il corpo nervoso di V* da cui mi sono preso baci e lusinghe.

 

Una Cometa è necessaria per ogni rinascita.

 

Domani parto, vado a Palermo, mi aspettano i nazionali di nuoto master. Una settimana di vacanza … Notte.

 

 

 

Vent’anni

16Marzo, 2008

Soundtrack: Black/Pearl Jam  

ad elide  

Era una cesta, il mio cuore di ventenne: traboccante. Paura e curiosità, e voglia; quanta voglia e desiderio; e nostalgia e freni, e paure e slanci, e salti senza rete, e braccia da cercare, braccia da abbracciare e corpi, trafugati e scordarti. Seducevo colla spavalderia dell’invincibile, asserragliavo vorace banchettando uomini crudi, scarnificavo. Ero cannibale.

Innamorato, sempre, e non di me, mai. Mi confondeva il camaleontico, il trasformismo coatto del mio corpo da mutante; infido, infiammavo per le linee sottili e rigidissime di certe sembianze, cercavo somiglianze: somigliavo.

Ero magro e grasso, brutto e bello; ero astronauta: mi potevo permettere tutte le stelle, scintillavano a milioni sulla mia pelle sconosciuta. Sorvolando alto, altissimo, sopra al mondo, governavo magnifico; da sopra, da sotto, di lato, difficilmente al centro, difficilmente dal centro  col cuore in tumulto.

E il tempo senza orologio mi scagliava in un altro tempo di strutture precise, partizioni perfette, proiezioni meticolose di un avveniristico avvenire: divenire! Correre forteforte, diventare! precipitavo precipitoso, frenavo nel vuoto, morivo.

E il dolore potente, ottuso, trasbordava scavando improvviso, ed ero magro magrissimo, superbo e onnipotente, mi aggiravo, curiosavo, indagavo, volevo fortissimamente.

E poi cominciavo a scintillare. Ricominciavo.

Succede che questo passato non troppo remoto diventi a tratti futuro in una illusione che colora gli album scoloriti. Intuire che ora, qui, adesso, hanno forma e dimensione; e tempo, spazio e colore; ma fermarsi ancora per un po’, daltonici, a far finta di non riconoscersi.

Senzanome

13Marzo, 2008

Soundtrack: l’animale/F.Battiato  

Discorsi di post adolescenti, una sfida con voglia:

- tu in sauna? Ah, non sei il tipo! –

Mi ribolliva il sangue dall’eccitazione, per la paura di far arrabbiare Gesù, mi sarei dovuto confessare; e poi c’era quel principe mezzosangue che mi piaceva. E poi ho vissuto tutta la vita con donne, loro hanno un’altra visione del sesso dell’amore del desiderio (almeno quello dichiarato) e io con loro, fino a quel momento.

Salto il fosso.

Il cuore in gola e lunghi tiri da una canna, per disinibirci.

 - Hai tessera? Non ho tessera –

- Sei socio? Non sono socio –

- Ventimila –

Ero vestito solo di un astuccio oblungo porta preservativi, di un asciugamanino con spacco e di tutta l’hashish  aspirata ferocemente.

Mi separo immediatamente dal mio compagnuccio di giochi, vagolo in giro.

Non c’è nessun filtro, nessuna dissimulazione, niente contrattempi, solo il mio desiderio, la mia fantasia.

Sono un burroso panino da pub, ben piastrato, succulento e fiero.

Mi muovo lento come un turista in un museo, guardo incuriosito corpi che come me, ma + di me, sanno i movimenti, i codici, i segnali.

Uno mi  segue portandosi dietro la lumacosa bava delle sue voglie, io lo rifiuto. Qui e sufficiente un gesto, non ci penso +.

Mi rinfresco spesso con una doccia, nella piscinetta, che meglio non pensarci; e mi riparo al caldo del bagno turco, il sudore lava via le tossine, purifica.

Sono avviluppato in un vortice stupefatto di desiderio, sudore e sensualità: sono liquido.

Prendo la mira tra la nebbia densa, allungo la mano e mi prendo un’addome scolpito con cura.

Mi avvolgo. S’avvolge. Piove.

Sono stato solo corpo, muscoli, voglia. Solo quello volevo.

Ho trovato la massa della mia carne allora, senza parole, senza identità civile. La massa del corpo dell’animale.

Lui è senzanome.

Io pure.

Professional

6Marzo, 2008

Soundtrack: oreminutisecondi/almamegretta

C’ho mal di testa, ho lavorato come un ciuccio sardo per far sembrare belle, case che sono infelici dalla nascita, ma io sono veramente bravo!

Domani devo combattere con, nell’ordine, un falegname che non vuole fare mai quello che gli dico e che prima di farlo deve portarmi allo stremo delle forze.

Trenta ragazzini con gli ormoni a palla che se ne fottono allegramente del design.

La mia dieta iperproteica che se non mangio non sarò mai un campione di nuoto (vana illusione ma si sa “a’ lusinga fa bben’ a salute”).

Un capocantiere che, per rango di nascita, imbroglia sui conti ed io devo stare a spiegargli l’aritmetica di base e minacciarlo guardandolo nei suoi occhioni tonti per convincerlo che 2+2 fa 4 e non 6! Le moltiplicazioni, poi, sono il mistero della fede!

La visita alla mamma che, dopo quindici giorni che non la vedo, mi ha fatto sapere mezzo sorella che ha raddoppiato la dose di ansiolitici, ( mia sorella è simpaticissima J ).

E dulcis in fundo, 3 chilometri di nuoto.  

PS Penelope scusa ma non ce la faccio a fare un salto a Roma: c’ho l’acido lattico! 

Buona caccia a tutti!

Assioma

4Marzo, 2008

Soundtrack: army on me/feat.grisbi  

Domani parto, vado a Bologna per lavoro.

 I treni mi mettono sempre un po’ di agitazione, scatenano l’adrenalina. A pensarci bene, il viaggio in treno,  ha in se un numero indefinito di possibilità, incontri, scambi, seduzioni; magari è questo che mi elettrizza.

Qualche anno fa, quando ero giovanotto e un po’ boccalone, si narrava di un certo treno, tipo il ROMA_MILANO delle 8:15, in cui succedevano cose inenarrabili (ma c’era sempre chi le  raccontava con dovizia di particolari). Una specie di immensa darkroom dove bastava un’occhiatina, un cenno indistinguibile, che si finiva a trombare finanche sul lunotto del treno.

Il pompino del capotreno, il culo dell’acquafrescaio, l’uccello del militare in congedo … insomma un campionario di meravigliose sozzerie che ti faceva venire la voglia di comprare un biglietto a chilometraggio illimitato.

C’è anche chi il viaggio lo ha fatto a scadenza bisettimanale.

Io nella mia vita ho viaggiato parecchio, e spesso questa tratta da solo. Manco a dire che sia una tipo distratto, ma il mio libricino delle esperienze sessuali trenesche rimane vuoto, miserrimamente bianco.

Quando lamentavo della mia scarsa esperienza nei “luoghi comuni”, i miei amici, quelli che trombavano pure in sacrestia, mi dicevano che io ho un difetto ovvero che a me non si vede! Non si vede cosa (?), vi domanderete, non si vede che sono finocchio! 

Dramma.

L’assioma si enuncia da solo: chi è “normal” non solo, quindi, non tromba in treno, ma nemmeno un’acchiappo in autobus, una palpatina in aeroporto, una strizzata d’occhio in nave, un succhiotto sullo sky lift!

Il treno è una fucina di grandi possibilità, incontri, scambi, seduzioni: domani sarà un lungo viaggio, porterò con me un libro.

Gaydar o la pornomacelleria

29Febbraio, 2008

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Soundtrack: 19-2000(The Wiseguys House of/Gorillaz 

Il mirabolante mondo di internet, stupisce per le possibilità che offre, rivolgersi alle pagine elettroniche per trovare un compagno/a per tutta la vita o per una notte è oramai prassi comune.

Tutti, soprattutto nei giorni di fragilità sessuale (Penelope docet), abbiamo sentito storie di strafighi da paura che hanno felicemente visto combaciare le loro inebrianti membra dopo un casuale scambio di messaggi in chat e un altrettanto fortuito incontro ai giardinetti.

Tutti abbiamo un pc (altrimenti non si capisce come mi si fa a leggere) una web cam, gli indici per scrivere e pezzi di carne scelta da pubblicare su un qualunque portale di incontri, dipende dai gusti.

Noi ghei abbiamo gaydar:  What you want, when you want it! Questo, il seducente messaggio promozionale che imbambola chiunque lo digiti dopo l’usuale WWW.

Ti viene l’acquolina in bocca, incominci a fremere e a frignare come un bambino davanti ad un negozio di giocattoli (perché da adulto i tuoi giochi si fanno + complessi ma l’atteggiamento è identico). Il messaggio è cristallino: quello che vuoi quando lo vuoi, praticamente il paese dei balocchi! cazzo voglio essere Pinocchio e chissenefotte delle orecchie d’asino.

Scegli un nick succulento, una foto rappresentativa, tre o quattro parole che dicano ma che non svelino, gusti e interessi come pioggia dorata (generalmente pisci su tutto, comune pratica dei primati per segnare il territorio) e sei pronto all’attacco.

Felle di pettorali, capezzoli ardenti, lombi alla griglia, spalle ripiene, bicipiti e piedi; cazzi semiturgidi e palle rigonfie scorniciano facce attonite. Pecorelle d’ogni tipo pascolano tra bidet e lavandino; quarti di manzo allo specchio del cesso; sincopati busti abbronzati e depilati appaiono, fantasmagorici, tra chi è attivo ma per l’occasiona è prono, chi è curioso ma beve sperma con una goccia di succo d’arancia, chi è eterosessuale, sposato ma pretende di leccare le scarpe a ragazzini tra i 20 e i 24 dopo che gli sono venuti in faccia. 

Mi accorgo di aver sbagliato foto, il primo piano al matrimonio di mia cugina non è indicato, mi sento nudo….. e vado di photoshop… 

Proseguo indefessamente, con il “desiderio” che frulla: giuggiolo_incam, fava_fave,  xxxale_solo_att_, mailino non stop, chiappe_calienti, aspettosolote, max69 ….. Spedisco qualche messaggio, accendo la chat, arrivano messaggi, rispondo; convulsamente prendo a collezionare nella testa le immagini che si mischiano e si compongono a caso, combinando un Frankenstein  di cui mi “innamoro” perdutamente.  

Ho sempre pensato che internet fosse un istigatore all’onanismo, mi accorgo che tutto quello che succede aldilà dello schermo non mi riguarda, non lo conosco, non lo comprenderò. Ognuno resta con il proprio immaginario fisso in testa e cerca di farlo combaciare con chi, per caso, è capitato a portata di indici. Se poi l’interlocutore è solo una vaga sembianza di carne succulenta tutto quello che c’è intorno è opera d’ognuno.

Ma questo è diverso, what you want… in fondo è quello che cerco, un frugale pasto con contorno a scelta, le proteine nutrono i muscoli, la mia dieta prevede a cena carne magra …. When you want it.

La ricetta è veloce, la pietanza pretende cottura breve, accelero i tempi e azzardo un appuntamento. 

Viene al parcheggio dell’uscita della tangenziale con un amico, mi sorprendo, ma poi capisco perché: se fossi stato un vecchio “scuffiato” si sarebbe dato. Datosi che sono un decentissimo pezzo di carne, rimane.

Diversamente io non ho amici-spalla per cui, rimango mio malgrado.  

Per tutto il resto della serata, drink/sigaretta/canna(lui non fuma)/passeggiata, cerco di indagare da astuto Poirot dove e se, avesse nascosto quell’unico significante brandello che mi ha convinto ad interloquire + dei due secondi previsti per statuto.

Non si seppe mail, il ragazzo amava le tangenti.

Lo riaccompagno in tangenziale, non gli do il numero di telefono, e al ritorno a casa mi sparo una sega pensando al mio perduto Frankenstein!

When you want what you want: pray!