di notte
23Giugno, 2008
senza Soundtrack:
Non era questo il post che volevo scrivere, ma orami mi sono abituato a far scorrere le parole secondo la direzione che vogliono prendere. Decidono loro.
Ne parlavo con Penelope ieri notte, mentre Loredana Bertè blaterava le sue canzoni. Certo ho utilizzato una metafora meno poetica con lei, ma il senso è lo stesso: questo blog si sostiene per l’urgenza intima di ridurre in parole i movimenti dei pensieri, delle emozioni, del corpo.
È così anche stanotte, mentre sto sulla mia cuccia soppalcata, solo con il mio DELL nuovo di zecca.
È cominciato come un gioco tra me e FAG, lui sarebbe andato con i suoi amici a ballare ed io lo avrei raggiunto facendo ingelosire qualche suo ex di cui sentiva il peso e la lontananza. “Metto la mia strepitosa camicia rossa di seta, sono abbronzato e strafigo” gli ho detto. Lui ha riso, inserendo l’omino che si sganascia battendo i pugni a terra, tra le righe di una conversazione leggera su MSN. Ed io ho fatto lo stesso perché mi piace vedere quell’omino in coppia, e ancor di + mi piace prendermi poco sul serio, recitando il ruolo del narciso incallito.
Il cielo era di vernice ieri notte, blu intenso, c’erano pure le stelle luccicanti, milioni…, e se pure non fosse stato così ne ho viste di bellissime e ancor più luccicanti.
Penelope, che muove le parole tra le curve rocciose della sua voce, con forza e decisione. Lei è luce rarissima, preziosa. Le guardavo il profilo elegante, mentre ripeteva la sua età come se fosse una condanna, mentre mi chiedeva di me e ascoltava e mi restituiva quello che lei è adesso. Ed è stato denso e profondo come vernice liquida.
FAG, che mi ha cercato per tutta la sera (ha detto il “ballerino” Bagley) e che quando mi ha visto ha accennato un timido sorriso, brevi frasi criptate di cui ancora non conosco il codice, ma che mi pare di intuire dai suoi occhi stellati, malinconici. Ho ballato con lui tutta la sera, in un preciso gioco di vicinanze, ma il suo corpo legnoso è respingente agli attacchi, la fierezza lo rende inaccessibile. Stella lontanissima e scintillante.
Il sorriso premuroso di Bagley, e gli occhi intelligenti e attenti. Luna sconosciuta, rara.
E il corpo nervoso di V* da cui mi sono preso baci e lusinghe.
Una Cometa è necessaria per ogni rinascita.
Domani parto, vado a Palermo, mi aspettano i nazionali di nuoto master. Una settimana di vacanza … Notte.
Domenica
2Marzo, 2008
Soundtrack: Rabbit in your healights/Unkle
Di quello per cui mi sono seduto alla tastiera ne parlerò poi, adesso la mia sensazione ha necessità di parole.
Ha bisogno di queste letterine in fila che fanno il loro presentat arm. Soldatini che dritti sugli attenti (accenti) fanno centro inconsapevolmente: l’immagine è chiara, ma non alla ragione che, rischiarata, accusa il colpo e prende coscienza.
È il motivo per cui ho deciso di coltivare questa esperienza, fatta di ragionamenti senza una faccia.
Ho lasciato la mia sagoma nel letto stamattina. Sprofonda lentamente.
Da quando sono sveglio mi sento alienato. Lontano milioni di chilometri.
Vagolo nel profondo dell’abisso tra il precisissimo incedere quotidiano. I movimenti ordinati e attenti rassicurano, mi tengono legato; il resto è milioni di particelle sciolte che avviluppano in vortici insensati, improvvisi.
Sono qui e sono altrove: senza forma e consistenza. Qui o altrove.
Bisognerebbe fare una lista di tutte le cose mie, raccoglierle, ammonticchiarle e guardarle. Fare scorrere il dolore e scordarsi. Chiudere la porta alle spalle.
Ma quali sono le cose mie? Quali per cui vale la pena portare il peso?
Non sono fatto + per scappare e non lasciare traccia, ricominciare altrove.
Il dolore e l’inquietudine conoscono già l’indirizzo e non le voglio + con me.
Azione?
Azione!
E allora c’è bisogno di riagganciare le vertebre della spina dorsale, ancorarle alle costole e incamerare aria.
Scannerizzare tutto lo spazio circostante e appropriarsene. Puntare il bersaglio e liberare ciò che trattengo.
A chi importa se sono lamelle sottili che feriscono, a chi se ci scappa il morto!