Diary
28Aprile, 2008
È successo che ad un certo punto sò sbocciato: mi sono spuntate le foglioline colorate, corolla pistillo e un profumo delicato e sensuale.
Giovedì ho comprato due paia di jeans da rockstar, 237 euro di vanità purissima. Sono esattamente all’ultimo grido: taglia 44, cuciture perfette, stretti di gamba, vita bassa, lavaggio strafigo; si porterebbero sul culo (mi ha consigliato il commesso), con mezza chiappa da fuori, ma è consentito solo a quelli nati dopo l’ottantasette, ho rimbrottato, io sono un po’ lontano.
Ma le avances del commesso mi sono piaciute. Chissà se guadagna a percentuale… ZOT!
In ogni caso mi stanno a pennello!
Ho conosciuto virtualmente un “guaglione” spensierato quanto irresponsabile, carino e divertente. In effetti la nostra sessione di chat non è durata a lungo, ma ho letto avidamente i suoi scritti: una vita primaverile e leggera, mi ha fatto venire in mente i miei favolosi vent’anni e per questo lo ringrazio; parlandogli mi sono reso conto di quanto sia disabituato ad esercitare la seduzione con un altro uomo e di quanto poco mi interessi esercitarla indiscriminatamente: ma da quando non sento + l’urgenza di sedurre qualunque corpo caldo sia nel raggio di cinquanta metri? da quanto tempo non ho + bisogno di una corte? Quand’è che mi è caduta la corona?
Ho cavalcato la mia vespa (PX125 classe 77) per tutto il fine settimana, mi sono fatto inondare dall’aria fresca e profumata, ho goduto di questa piccolissima fetta di libertà pienamente, senza nessun freno, senza colpa, e ho capito.
È sulla punta della lingua, l’uomo sa, capisce, si perdona e vuole dire. Il cuoricino da giovanotto non ancora, si ribella al tempo e ai cambiamenti, ha paura del futuro e delle miriadi di spirali possibili, traccheggia ancora sperimentando variazioni sul tema.
Ho telefonato Penelope, volevo condividere con lei quest’aria primaverile, mi ha sorpreso la sua voce roca e fredda: spaventata (?), non si aspettava che fossi io (?), non sapeva che dirmi (?), non sapevo che dirle (?). Siamo rimasti immobili a darci appuntamenti che non avremmo rispettato e abbiamo chiuso. Ma perché pure dopo i trenta le parole non escono fluide dalla bocca? Perché dobbiamo essere compassati e stupidi?
Ho fatto da padrino di cresima a mio cugino, sono certamente quello sbagliato, almeno per la chiesa, ma ho mentito spudoratamente, e sono diventato quello giusto come di fatto sono (strepitoso in vestito blu). Perché conosco il valore di accompagnare una persona per mano, facendole coraggio nella vita spaventosa, perché so farlo, e sono silenzioso e non invadente.
E nel frattempo del cerimoniale mi sono reso conto che le funzioni cattoliche sono rozze e primitive come gretti e meschini quelli che ci girano intorno, che boria inutile!
… e oggi non ho avuto voglia di lavorare, vorrei spogliarmi di tutte le responsabilità mettere un paio di pantaloni di lino, gli infradito, la canottiera e stare ramingo per il mondo. Porterei con me solo la mia vespa.
A domani.
Due vasche lente
18Marzo, 2008
Soundtrack: Traspare/Ivan Segreto
Ogni sera, dal bordo vasca, arriva l’ultima istruzione. La voce è debole, ha perso il vigore sadico che aveva poco prima, quando declamava a menadito il programma di allenamento senza frainteso, senza alcuna disattenzione.
Il corpo festeggia, distende i muscoli contratti e stanchi. Si allunga nell’acqua riacquistando il ritmo proprio. Riappacifica l’attrito con quell’elemento nemico, scivola finalmente.
Le braccia come le gambe assecondano l’acqua e se la portano dietro, la scavalcano giocandola. La testa si poggia sulla spalla sinistra e prende aria, profondamente, e subito il braccio destro la segue ché è già in acqua, quando arriva il suono amato, atteso, quello sciabordio che è diventato sinonimo di abbandono, pace.
È strana come parola, sciabordio, nel mio immaginario la usano i poeti, e io non sono poeta; oppure i froci colti, e io non sono colto. Ma è esatta, è musicale tanto quanto quello che sento quando rimetto la testa nell’acqua; dapprima il suono è chiaro, preciso quando respiro, e poi ottuso, profondo quando la testa è in acqua a fenderla.
Due vasche lente e si finisce.
Metto le mani sul bordo, faccio forza, e con una spinta di reni sono in piedi, fiero e con i muscoli vigorosi. Energico.
Due vasche lente e si è pronti per ricominciare, il giorno dopo.
Questi anni sono stati densi, il ritmo feroce, incessante. Le morti, le nascite, i traslochi, i progetti non realizzati, quelli tradotti in oggetti, gli assestamenti dopo le scosse, le rughe e le mutazioni.
Arriva pure la primavera, le primule gemmano, come pure le voglie, le idee, i desideri e i programmi. L’aria profuma già di scelte.
Due vasche lente, ancora, e sarò pronto. Energico.