Capelli
16Giugno, 2008
Soundtrack: Capelli/Niccolò Fabi
Era + di un po’ che non scrivevo. Penelope mi ha rimproverato un giorno si e l’altro pure, perché non aveva notizie, a Colez sono mancato , Depp invece s’è incazzata e nel frattempo mi sono dedicato a me : come sto?
Boh!
Mi organizzo. Traccio i confini del mio corpo. Disegno nell’aere coreografie timide che mi restituiscono uno spazio vivibile. Affondo nelle malinconie. Caccio dalla scatola alla rinfusa i desideri. Ascolto.
Vivo nuovamente.
I miei capelli rimangono gli stessi, lunghi, oramai lunghissimi, riccioluti. Impossibili da gestire, da governare, da contenere. È un’esca difficile da trascurare, per chi vorrebbe affondarci le mani e acchiapparmi e per chi invece rifiuta, infastidito, questo totem di vanità.
È l’unica cosa che non è cambiata in questi anni. Il resto s’è trasformato avanzando incessantemente per i viottoli laterali e sorprendendomi sulla strada principale. Non ho potuto fare altro che prenderne atto. Ora so chi sono! ?? ma cosa sono se quello che sono e che sarò è mutevole, volubile. La muta del corpo è il segno incontrovertibile di quello che dentro sta e fuoriesce manifesto. Gli impulsi precisi scavano, cesellano, modificano prospettive, cambiano i colori dell’arcobaleno e le rotte degli aeroplani. Continuamente, convulsamente.
Dico oggi quello che non sarò domani. Stare fermo a tracciare una mappa di confini labili, inesistenti è opera scadente, insignificante.
Mi sono fermato + di un po’ a capire, ora capisco di non voler capire necessariamente tutto, ma poco a poco tutti i giorni, per quello che rimane e per quello che se ne và.
Voglio vivere perdutamente, incontro alla morte, a petto gonfio e spalle dritte.
Au revoir.
Alfonso.
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2Giugno, 2008
Soundtrack:What if/ Coldplay
Non avete partecipato in massa. Me lo aspettavo.
Non avete scavato nel profondo per capire quale immagine evochi il cerchio, era banale. Forse noioso.
L’espressione in questione è: chiudere il cerchio.
In realtà tutto nasce da una stonatura, o almeno quella che io ritengo tale. Generalmente lo dice chi pensa che dopo questa apparizione provvida, tutto cambi, potendosi finalmente donare ad una esistenza limpida e consapevole. Come a dichiarare apertamente che un ciclo si è concluso. Come a mettere insieme i tasselli della propria esistenza (per lo più una manciata di anni) e giustapporli per verificare connessioni e generare cambiamenti.
Ammè i cerchi non si sono mai chiusi!
Eppure ho cercato di chiuderli, mi parevo Giotto, ma mi sono venute sempre delle forme bozzute, insopportabili. Sarrà che non ho letto Proust, la recherche, intendo, (come dicono quelli colti), per cui non ho il senso del tempo come circolarità. Sarrà che il cerchio come curva mi pare banale nella sua perfezione, per cui ha per me scarso interesse.
Penso però che, se proprio devo trovare una metafora, tutto ciò che faccio assomigli di + a segnali morse, in quanto dicono meglio chi sono e dove vado. Sarrà che so stitico ed ho sempre cagato segni e lineette e virgole che procedono progressivamente, almeno a me pare. Una specie di alfabeto personalissimo, che giustamente interpretato, possa spiegare bene e con chiarezza; senza avere la presunzione di una congiunzione finale, se non alla fine dei tempi.
Il tempo dei tempi intendo.
Ma tu, invece, pensi veramente che la tua vita assomigli a miliardi di porzioni circoscritte? Veramente il senso della tua vita è rappresentato da compartimenti stagni conclusi? E da quanti cerchi è fatta una vita? Ma poi si possono incastrare uno dentro l’altro come la matrioska? O rimangono a sorvolare il testone spettinato di ognuno come un’emicrania?
- sai ho un cerchio alla testa, mi si è appena concluso un ciclo vitale -
La geometria in effetti è chiara: Il cerchio è quella porzione di piano delimitata da una circonferenza, ovvero l’insieme dei punti che distano dal centro C della stessa non + del raggio r. Ora facendomi soggiogare dalla metafora: la porzione di piano è la vita mia; il centro C sono IO, e quindi quello stronzissimo raggio R non sono altro che le mie braccine focomeliche che raccattano dentro, la mia porzione di piano, tutto ciò che ritengo vitale. Il cerchio è il giro di giostra! E poi puff si è morti.
Ho traslocato nella mia prima casa, quella in cui mi capitò di andare quando alla fine dell’università decisi di investire il mio misero stipendio in un affitto condiviso con altri quattro. Una sorta di “appartamento spagnolo” incasinato e scalcinato come soltanto a Napoli, però, può esistere. Una casa studenti, senza studenti e senza tempo; come quando studenti lo si è, e l’onnipotenza dei vent’anni riduce il futuro ad una immateriale esperienza immaginifica, come lanciare un sassolino nell’acqua e guardare affascinato le perfette increspature dell’acqua propagarsi.
Ho traslocato, con 1/5 del mio inventario, nella stessa casa dove ho nutrito e coccolato quella illusione meravigliosa per chi ora sono di nuovo qui, ma non s’è chiuso nessun cerchio!
Ho lasciato il mio compagno due settimane fa.
Ero terra arida, calcinosa e infertile. Impermeabile e immobile. Respingente, cementata.
Avvilito e stanco: s’è spenta l’illusione.
Non sto facendo mea culpa, le colpe di questa fine le conosco e le divederò in porzioni monodose quando e dove sarà il tempo e il luogo opportuno, racconto solo l’immagine emotiva ultima, l’istantanea scattata poco prima di chiudere la porta e andare.
Ora sono solo, con il fianco scoperto. Rigiro nel mondo e mi sento spaesato, ma questo è un altro post. Forse.
Traslocando
17Maggio, 2008
Soundtrack:traslocando/Ivano Fossati
Stamattina faccio le gare di nuoto, 200mt delfino et 200mt stile libero, è faticoso ma mi sono allenato per questo!
Nel pomeriggio organizzo il trasloco, almeno comincio, tanto l’inventario è già fatto!
Dovrò fare molto stretching, sennò mi si fa l’acido lattico!