Pelle
10Dicembre, 2008
È sulla pelle che è successo. È sulla pelle che deve succedere. Come avvertire il caldo o il freddo. Un bruciore improvviso, una punta di spillo; ma anche il lampo dell’imbarazzo ché arriva da dentro ma che fuori sta: sulle guance, nella fronte aggrottata, sulle labbra ripiegate tra denti.
È sulla pelle che voglio che stia, perché idrata, riequilibra il PH, perché è la che stanno i primi segni di contatto, li che rimangono i lividi dopo una colluttazione.
Chiedersi cos’è, dove sta, che forma ha, è forse una perdita di tempo? viverlo e consumarlo avidamente, una forma di debolezza narcisistica? e questa famelica voracità, da dove viene, che dice, cosa racconta?
Vero è che il mio corpo è cambiato, segue, elastico, le curve pericolosissime, le spirali del desiderio riconoscendosi sempre, ritrovandosi ogni volta. E la mia pelle risplende rinnovata come la muta di un rettile.
Vorrei che le costole fossero armonici di un battito roboante.
Forse sulla pelle cola il tempo e il desiderio, e risuona, il petto.
Forse.
Milord
20Ottobre, 2008
Soundtrack: Milord/Edith Piaf
Un messaggio breve su gaydar: un esca raffinata e appetitosa.
Una risposta sorpresa e accogliente.
Il contatto msn per la verifica.
Restituisci curiosità immediata e azzardi un appuntamento.
Acquieto gli animi posizionandoti tra il fine lavoro e la piscina. Tengo ben presente il “Teorema del caffè” del mio orsetto preferito.
Non ci stacchiamo gli occhi di dosso per mezzora, tra il caffé e la chiacchiera di rito.
Sedotto, mi spedisci messaggi desiderosi; desiderabili.
Ci vediamo il giorno dopo e vinco la tua timidezza prendendoti per il bavero, baciandoti appassionatamente.
Messaggi ininterrottamente (42 sms) per i successivi due giorni ché manco riesco a risponderti che hai una nuova cosa da dirmi.
Poi la cena e a casa mia, quando mi dici “non voglio correre” invece di mettermi le mani nelle mutande.
Ti riaccompagno a casa prima di bloccare il contatto msn.
P.S. Vi pare che dopo anni e anni di decorosissima depravazione sessuale possa esistere ancora un frocio che lo prende nel culo faccia solo dopo il “matrimonio”? ma manco Ratzinger per se stesso accetterebbe una tale degenerazione!
Game Boy
4Luglio, 2008
Soundtrack: Cibo estremo/Cristina Donà
È notte, non troppo buia.
È notte afosa. Il ventilatore cinese gira supersonica l’aria calda, e la citronella ne profuma le spirali e l’illumina.
È notte, ma non ancora notte per accucciarsi, sono con te a giocare la fantasia.
Io qui, tu là. Sconosciuti.
I livelli del gioco si susseguono veloci. Senza sosta. Una schermata dopo l’altra ci porta dove potremmo essere nudi e madidi.
- hai cam –
- NO, ma tu si – dico rischiando un livello di un gioco autocratico.
Sei console perfettissima e io mi scopro agile giocatore.
Muovo le parole liberate dal desiderio e tu esegui generoso, senza esitazione. Senza pause.
Volendo più istruzioni, desiderando, accogliendo.
Ti scopri partigiano e spegni.
Ma io istruisco le mosse del tuo piacere senza sosta, fino al termine.
Ho le prove di te stropicciato nell’ultima richiesta da dispotico giocatore.
Game over.
Ti incontro il giorno dopo, sono il blogger, un ritratto vago da gaydar. Sono solo parole e grigi chiaroscurati.
Tu sei bellissimo, sembri attore anni ’50 con un’aria sicura e spaurita insieme.
Nessuna delusione.
Dopo le parole ricominciamo a giocarci.
Vent’anni
16Marzo, 2008
Soundtrack: Black/Pearl Jam
ad elide
Era una cesta, il mio cuore di ventenne: traboccante. Paura e curiosità, e voglia; quanta voglia e desiderio; e nostalgia e freni, e paure e slanci, e salti senza rete, e braccia da cercare, braccia da abbracciare e corpi, trafugati e scordarti. Seducevo colla spavalderia dell’invincibile, asserragliavo vorace banchettando uomini crudi, scarnificavo. Ero cannibale.
Innamorato, sempre, e non di me, mai. Mi confondeva il camaleontico, il trasformismo coatto del mio corpo da mutante; infido, infiammavo per le linee sottili e rigidissime di certe sembianze, cercavo somiglianze: somigliavo.
Ero magro e grasso, brutto e bello; ero astronauta: mi potevo permettere tutte le stelle, scintillavano a milioni sulla mia pelle sconosciuta. Sorvolando alto, altissimo, sopra al mondo, governavo magnifico; da sopra, da sotto, di lato, difficilmente al centro, difficilmente dal centro col cuore in tumulto.
E il tempo senza orologio mi scagliava in un altro tempo di strutture precise, partizioni perfette, proiezioni meticolose di un avveniristico avvenire: divenire! Correre forteforte, diventare! precipitavo precipitoso, frenavo nel vuoto, morivo.
E il dolore potente, ottuso, trasbordava scavando improvviso, ed ero magro magrissimo, superbo e onnipotente, mi aggiravo, curiosavo, indagavo, volevo fortissimamente.
E poi cominciavo a scintillare. Ricominciavo.
…
Succede che questo passato non troppo remoto diventi a tratti futuro in una illusione che colora gli album scoloriti. Intuire che ora, qui, adesso, hanno forma e dimensione; e tempo, spazio e colore; ma fermarsi ancora per un po’, daltonici, a far finta di non riconoscersi.
Senzanome
13Marzo, 2008
Soundtrack: l’animale/F.Battiato
Discorsi di post adolescenti, una sfida con voglia:
- tu in sauna? Ah, non sei il tipo! –
Mi ribolliva il sangue dall’eccitazione, per la paura di far arrabbiare Gesù, mi sarei dovuto confessare; e poi c’era quel principe mezzosangue che mi piaceva. E poi ho vissuto tutta la vita con donne, loro hanno un’altra visione del sesso dell’amore del desiderio (almeno quello dichiarato) e io con loro, fino a quel momento.
Salto il fosso.
Il cuore in gola e lunghi tiri da una canna, per disinibirci.
- Hai tessera? Non ho tessera –
- Sei socio? Non sono socio –
- Ventimila –
Ero vestito solo di un astuccio oblungo porta preservativi, di un asciugamanino con spacco e di tutta l’hashish aspirata ferocemente.
Mi separo immediatamente dal mio compagnuccio di giochi, vagolo in giro.
Non c’è nessun filtro, nessuna dissimulazione, niente contrattempi, solo il mio desiderio, la mia fantasia.
Sono un burroso panino da pub, ben piastrato, succulento e fiero.
Mi muovo lento come un turista in un museo, guardo incuriosito corpi che come me, ma + di me, sanno i movimenti, i codici, i segnali.
Uno mi segue portandosi dietro la lumacosa bava delle sue voglie, io lo rifiuto. Qui e sufficiente un gesto, non ci penso +.
Mi rinfresco spesso con una doccia, nella piscinetta, che meglio non pensarci; e mi riparo al caldo del bagno turco, il sudore lava via le tossine, purifica.
Sono avviluppato in un vortice stupefatto di desiderio, sudore e sensualità: sono liquido.
Prendo la mira tra la nebbia densa, allungo la mano e mi prendo un’addome scolpito con cura.
Mi avvolgo. S’avvolge. Piove.
Sono stato solo corpo, muscoli, voglia. Solo quello volevo.
Ho trovato la massa della mia carne allora, senza parole, senza identità civile. La massa del corpo dell’animale.
Lui è senzanome.
Io pure.
Professional
6Marzo, 2008
Soundtrack: oreminutisecondi/almamegretta
C’ho mal di testa, ho lavorato come un ciuccio sardo per far sembrare belle, case che sono infelici dalla nascita, ma io sono veramente bravo!
Domani devo combattere con, nell’ordine, un falegname che non vuole fare mai quello che gli dico e che prima di farlo deve portarmi allo stremo delle forze.
Trenta ragazzini con gli ormoni a palla che se ne fottono allegramente del design.
La mia dieta iperproteica che se non mangio non sarò mai un campione di nuoto (vana illusione ma si sa “a’ lusinga fa bben’ a salute”).
Un capocantiere che, per rango di nascita, imbroglia sui conti ed io devo stare a spiegargli l’aritmetica di base e minacciarlo guardandolo nei suoi occhioni tonti per convincerlo che 2+2 fa 4 e non 6! Le moltiplicazioni, poi, sono il mistero della fede!
La visita alla mamma che, dopo quindici giorni che non la vedo, mi ha fatto sapere mezzo sorella che ha raddoppiato la dose di ansiolitici, ( mia sorella è simpaticissima J ).
E dulcis in fundo, 3 chilometri di nuoto.
PS Penelope scusa ma non ce la faccio a fare un salto a Roma: c’ho l’acido lattico!
Buona caccia a tutti!
