Pelle

10Dicembre, 2008

Soundtrack:Svefn/Stafraenn Hakon

 

È sulla pelle che è successo. È sulla pelle che deve succedere. Come avvertire il caldo o il freddo. Un bruciore improvviso, una punta di spillo; ma anche il lampo dell’imbarazzo ché arriva da dentro ma che fuori sta: sulle guance, nella fronte aggrottata, sulle labbra ripiegate tra denti.

È sulla pelle che voglio che stia, perché idrata, riequilibra il PH, perché è la che stanno i primi segni di contatto, li che rimangono i lividi dopo una colluttazione.

Chiedersi cos’è, dove sta, che forma ha, è forse una perdita di tempo? viverlo e consumarlo avidamente, una forma di debolezza narcisistica? e questa famelica voracità, da dove viene, che dice, cosa racconta?

Vero è che il mio corpo è cambiato, segue, elastico, le curve pericolosissime, le spirali del desiderio riconoscendosi sempre, ritrovandosi ogni volta. E la mia pelle risplende rinnovata come la muta di un rettile.

Vorrei che le costole fossero armonici di un battito roboante.

Forse sulla pelle cola il tempo e il desiderio, e risuona, il petto.

Forse.

Ominidi

29Ottobre, 2008

Soundtrack: Short Dick Man/ Fingers

 

È da tempo oramai che ho superato lo choc dei maschi con le sopracciglia ad ali di gabbiano: non me li fidanzerei, ma gli chiederei tra lenzuola: perché lo fai, disperato ragazzo mio?

 

Anni che combatto contro la femminea trasfigurazione di ragazzetti imberbi, che dopo l’imprinting avuto col primo video di madonna, folgorati, si muovono come se fossero paesanotte rockstar.

Me ne sono fatto una ragione, contemplandoli nel variegato panorama umano.

 

Non rispondo, disgustato, a chi parla al femminile, trasformando tutte le parole con una O finale in A, fosse anche quaderno. Ma se fatto con dosata ironia, posso anche dare stitici cenni di ascolto.

 

Tollero chi con il passare degli anni diventa il biografo non ufficiale della sua “divina” preferita e trasforma la propria casa in un altarino devoto, sentendosi illuminato e progressista. Posso andarci a cena, se invitato, mangio velocemente e rifuggo lo show finale dove bisogna mostrarsi adoranti verso gadget, canzoni, registrazioni video e, per chicca di chiusura, meticolosissima imitazione con travestimento.

 

Capisco, ripugnato, chi tutte le sere esce con l’amichetta del cuore, facendola passare come la propria fidanzata agli occhi degli astanti attoniti, sbatacchiandola però a destra e a manca in tutti i locali froci della città. L’occhio della società avvolte è crudele e se si hanno dei ribes al posto dei coglioni questa può essere una soluzione. Io per loro avrei decretato la rupe tarpea, infondo sempre storpi sono, ma tant’è!

 

Tollero a fatica chi è iscritto a tutti social network gay della rete, dichiarandosi dedito solo all’amore e coltivando, sotto agli occhi, borse di varia misura per tutte le notti passate davanti ad una webcam. Li tollero fino a che la recita non vacilla, fino a quando con isteriche invettive scagliano il loro moralismo cattolico contro la promiscuità del mondo gay; fino a quel momento sono fintamente accondiscendente, poi li accartoccio, stufo, come cartastraccia.

 

Ma dopo anni di sforzi e di psicanalisi proprio non mi posso rassegnare al genere maschio PASSIVO.

 

Lo so, l’immagine che ti si è formata davanti agli occhi è una precisa posizione del Kamasutra che ha un vezzeggiativo animalesco, o da gioco di carte: ZOZZONE/A!

Ora, prendi questa immagine ed usala nella tua vita privata, aggiustati la patta, massaggia i capezzoli inturgiditi e seguimi attentamente.

 

Il genere “maschio passivo”, che di seguito chiameremo MAMMOLA, è colui il quale usa strade secondarie per arrivare, ad altre strade limitrofe che si approssimano, lontanamente, nel tuo raggio d’azione. La mammola, in questo incedere lento e digressivo, si perde nei meandri dei suoi pensieri, nei labirinti delle sue aspirazioni, nell’avvicendarsi dei suoi bisogni primitivi, confondendoti con il puerile BIG JIM che s’è fatto in testa! La mammoletta del cazzo, non ti guarda mai dritto negli occhi, hai visto mai che sia troppo esplicita, ma fa cerbiatti sguardini di sottecchi perché ha principesco sentire.

La stramaledetta, quando finalmente ti fai carico della situazione e supponi che “forse è timido” e lo accogli nelle tue chiacchiere, vuole farsi corteggiare, si impreziosisce, si ritrae, vuole essere inseguita; per cui fa teatrali coreografie nell’aere per farsi acchiappare pur ritraendosi ancora e ancora.

 

Pur non facendomi abbindolare manco lontanamente da codesto genere-degenere di maschio mi chiedo ma i coglioni, a questi, a cosa gli servono?

 

Il desiderio, la scelta, il prendere una posizione che sia autentica, originale, personale in quale darkroom l’hanno dimenticata?

 

La loro consapevolezza di essere uomo complesso, raziocinante, per quale sitcom l’hanno barattata?

 

Ma i maschi, quelli che “puzzano” esistono ancora?

 

Io ne prenoto uno

 

 

Milord

20Ottobre, 2008

Soundtrack: Milord/Edith Piaf

 

 

Un messaggio breve su gaydar: un esca raffinata e appetitosa.

Una risposta sorpresa e accogliente.

Il contatto msn per la verifica.

Restituisci curiosità immediata e azzardi un appuntamento.

Acquieto gli animi posizionandoti tra il fine lavoro e la piscina. Tengo ben presente il “Teorema del caffè” del mio orsetto preferito. 

Non ci stacchiamo gli occhi di dosso per mezzora, tra il caffé e la chiacchiera di rito.

Sedotto, mi spedisci messaggi desiderosi; desiderabili.

Ci vediamo il giorno dopo e vinco la tua timidezza prendendoti per il bavero, baciandoti appassionatamente.

Messaggi ininterrottamente (42 sms) per i successivi due giorni ché manco riesco a risponderti che hai una nuova cosa da dirmi.

Poi la cena e a casa mia, quando mi dici “non voglio correre” invece di mettermi le mani nelle mutande.

Ti riaccompagno a casa prima di bloccare il contatto msn.

 

P.S.    Vi pare che dopo anni e anni di decorosissima depravazione sessuale possa esistere ancora un frocio che lo prende nel culo faccia solo dopo il “matrimonio”? ma manco Ratzinger per se stesso accetterebbe una tale degenerazione!

Soundtrack:Mad world/REM 

Ho la luna nello scorpione.

L’ho scoperto la settimana scorsa, me lo ha detto allarmato uno dei miei amanti.

Nervosismo, umore irascibile, antipatia diffusa che investe tutti indiscriminatamente.

È finita l’estate.

Dismesse le magliettine froufrou. I parei indiani, i pantaloni thai, le camice chiccose, le collane degli anni 70 trafugate nel cassetto di mammà, i birkenstock di vernice nera, gli infradito di gomma, e l’arietta scanzonata da ventenne recuperata chissadove e che mi sono spalmato sulla pelle tutti i giorni come crema antirughe.

Ho preso la + lunga vacanza da me stesso che mi sia mai concesso. Mi sono fatto leggero leggero e ho cominciato a ciancicare chiacchiere colorate e sorrisi ampi che manco lavandomi i denti col dentifricio durbans sarebbe venuto meglio.

Nel momento in cui ho consegnato l’albergo ho staccato la spina e sono partito, ancor prima di raggiungere Stromboli.

Ho messo a massa quel “me stesso” che mi precedeva sempre d’un corpo, che mi stava avanti indicandomi, a prescindere dai desideri, la direzione. E sono partito per un avventura che ancora non finisce. Il mio strizzacervelli mi ha detto che è segno di salute andare “a braccio” senza copione in questa sorprendente, a tratti, commedia dell’arte.

 

- …A Stromboli si fanno sogni rivelatori.

- …L’energia del vulcano ti rende dapprincipio astenico ma poi ti carica manco fossi una duracell.

- …La presenza del vulcano ti riappacifica.

- …A Stromboli si va a piedi scalzi vestiti solo da un pareo. Per tutto il giorno.

- …A Stromboli non c’è luce.

- …Stromboli è un isola magica.

 

Queste le prescrizioni della vigilia, necessarie a farmi partire senza pensarci troppo, in un caldo insopportabile col mio zaino Ferrino stracolmo di cianfrusaglie, e bottiglie di vodka e di rum che ho trangugiato di gusto.

“Questo è il tuo regno” , mi scriveva Lucia, facendomi pregustare notti selvagge, raddoppiando per questo la scorta di preservativi. E invece sono rimasto avviluppato nella rete di una tanghera, e dei nostri balli sensuali a ritmo di una musica scadente che non abbiamo mai sentito. I nostri corpi erano però cavi per accogliere l’altro e concavi per respingerlo, e coi piedi resistenti per raggiungersi e allontanarci da una sensualità che non ricordavo +, e che lei giocava con sapienza da maestra. Era sotto la mia pelle e dentro la mia testa. Ma la passione va consumata e la sua rete era troppo affollata perché ci fossi pure io, perché potesse abbandonarsi veramente a quell’unico agguato selvaggio che le ho teso. Troppa folla. Troppi amanti. Troppo animale. Forse.

Me ne sono andato con un ventiduenne qualsiasi a rotolarmi nella sabbia nera e ad annoiarmi coi suoi baci acerbi. L’ho salutato sul vialetto di casa, senza voler entrare, scrollandomi di dosso la sabbia dalla mia camicia color malva (o forse pervinca) e mostrando ai passanti apprezzanti il mio torace abbronzato.

Le isole come le barche mi mettono uno strano senso di inquietudine, dopo che ne ho conquistato il limite mi sento in gabbia.

Sono ripartito il 19 agosto attraccando in una desolatissima Napoli, ma certo che mi avrebbe aspettato quello che è diventato il mio astrologo di fiducia. Un amante.

Cè da dire parecchio sulla  ritrovata capacità di conquista, sulle mie doti da cacciatore, su quanti in questo periodo sono rimasti imbrigliati prima nel mio sguardo e poi nelle mie chiacchiere da timido pentito. E forse ne parlerò poi, pavoneggiandomi nella scrittura in qualche notte fredda, ma poco c’è da dire sulla qualità dei miei amanti. Poco sulla qualità della relazione.

Certo è, che guardare uno e spingere la seduzione fino a violenti colpi di reni non ha nulla a che fare col sentire un corpo e suoi palpiti. Avere tra le dita una sottilissima carta di riso e sapere che è resistente a trazione ma non a taglio. Che ha un carico a rottura. Arrivare fin dove ci può essere lo strappo e rallentare e ammirarne la trama, vedere in trasparenza le proprie dita, incartare e incartarsi fino a perdersi senza ricordare + qual è il confine del proprio corpo. Dove cominci tu e dove finisce l’altro. Mischiarsi e abbandonarsi. Piovere di sudore, stanchi e ancora desiderosi. E puzzare di sesso per tutto il giorno. E sentirsi in mezzo agli altri nudi e licenziosi.

Nulla a che vedere con tutto questo.

Ma ho dovuto riprendere i confini del mio corpo. Ho dovuto capire dove stavo dopo 4 anni di vita matrimoniale. E dove stavano gli altri rispetto a me.

È un gran divertimento ritualizzare l’uscita serale, e farne “evento” rispetto alla camicia che indossi, inamidarla con cura, e ritornare stropicciati per aggiungere solo un’altra tacca, una spilletta sulla giacca da conquistador! È un grande divertimento e nulla più di questo.

Ma giocarsi a trentasette anni (suonati da poco) è una conquista, sfacciata, e necessaria. È ritrovare il bambinello curioso e dargli vita con una consapevolezza che nella ferocia dei vent’anni non c’era. È sapere ora che ci sono vasi comunicanti e far scorrere tutta la vitalità che c’è. Rimettere in circolo tutto il sangue necessario per quanta carne rimane. Carne e sangue, da adulto e da bambino. È segno di salute, pare. Lui, il mio analista, me lo ha detto prima di dirmi che sono pronto. Che il nostro rapporto è finito, che posso scorazzare nel mondo senza il suo patrocinio. Che ci rivedremo, se voglio, e quando voglio.

Il tempo ora è malinconico, arriva l’autunno, le stringhe alle scarpe sono strette, e il giacchino per la sera è noioso.

Io sono ancora in estate: ho preso un volo per Barcellona e parto a breve … mi piacerebbe andarmene da questa bafogna napoletana. Mi piacerebbe Barcellona, forse. Ma pure Madrid, Londra, Berlino, Milano. Intanto spedisco curricula e vado a braccio. Serve architetto?

 

 

 

 

Napoli-Bologna-Napoli

28Luglio, 2008

Soundtrack: the tourist/Radiohead

 

Napoli, Bologna.

Bologna Napoli.

Napoli-Bologna-Napoli, senza sosta con i pranzi pagati e le notti in albergo. I treni, i ristoranti, i menu turistici, le lenzuola di un cotonazzo rigido, scomodo.

Sono senza le mie cose, mi sento spaesato, ancora di + che dopo aver lasciato R**.

La distanza è  vuota, le facce e le voci assomigliano, ma senza sorpresa, a quei tratti al neon nei paesaggi notturni delle cartoline di un estate che non riconosco più.

Sono solo, singolo, nessun passo gemello accanto al mio, nessun abbraccio consolatorio nelle ore della tempesta. Nessuna tristezza per questo, nessuna profondità trovata con la pala della sofferenza: è un fatto, null’altro che un fatto; che non torce le budella, che non scioglie lacrime, che non cerca soluzione. Nemmanco il telefono muto di parole sciroppate mi inquieta … so prendermi quello che voglio quando lo voglio, diversamente nessuna spiegazione, nessun dolore.

 

È tempo di lavoro, questo. Dirigo “l’orchestra” col sopracciglio alzato, le direttive gentili, i vaticini inappellabili, e paura e entusiasmo insieme. Chissà che sarà. Chissà se sarà come io l’ho pensato. Chissà se chi lo ha accettato trascinato dall’entusiasmo e dalla passione, la mia, lo riconosce, lo accoglie.

Le risposte però le rimando al 6 agosto…

 

Sono stanco, certo che si … E le parole alle volte non mi vengono, a volte non riescono a fermare i pensieri veloci e quando posso mi sguinzaglio nel mondo, indomito. E non c’è spazio per null’altro…

Nemmeno per il blog.

 

Questo blog è il viottolo di Pollicino, quella che gli è servito per tornare a casa. Lancio granelli di pane, e pietroline, e parole e segnali, una lunga scia che ha svelato il mio rifugio nel bosco, sono stato stanato. Scoperto. Cercato. Voluto, forse.

E  l’orco cattivo che mi ha trovato?

Ma dov’è l’orco cattivo? Sta nella fame atavica di chi sbrana feroce? o nella inconsapevole certezza di chi vuole la propria carne lacerata dalla voracità del desiderio?… lanciando ancora un altro sassolino bianco.

Non lo so, ma ho paura di ritornare a casa senza il bottino e invece realizzare la mirabolante morte di Jean-Baptiste Grenouille.

 

Mi sono allontanato per un po’, guardandolo da lontano.

 

Organizzo ogni giorno una vacanza diversa, è ché sono solo e posso permettermelo, e ché l’unica condizione che ora riesco a contemplare.

 

… e mi piace viziarmi, coccolarmi, concedermi cose …

 

Forse andrò in vacanza a Barcellona, con un progetto segreto, ma anche no.

 

Forse in vacanza con F**, in Turchia (?), ma non so.

 

Magari a Stromboli con Lucy, in una meravigliosa atmosfera da pic-nic scanzonata e leggera.

 Magari aspetto un altro po’, magari dopo il 6.

 

Game Boy

4Luglio, 2008

Soundtrack: Cibo estremo/Cristina Donà

 

È notte, non troppo buia.

È notte afosa. Il ventilatore cinese gira supersonica l’aria calda, e la citronella ne profuma le spirali e l’illumina.

È notte, ma non ancora notte per accucciarsi, sono con te a giocare la fantasia.

Io qui, tu là. Sconosciuti.

I livelli del gioco si susseguono veloci. Senza sosta. Una schermata dopo l’altra ci porta dove potremmo essere nudi e madidi.

- hai cam –

- NO, ma tu si – dico rischiando un livello di un gioco autocratico.

Sei console perfettissima e io mi scopro agile giocatore.

Muovo le parole liberate dal desiderio e tu esegui generoso, senza esitazione. Senza pause.

Volendo più istruzioni, desiderando, accogliendo.

Ti scopri partigiano e spegni.

Ma io istruisco le mosse del tuo piacere senza sosta, fino al termine.

Ho le prove di te stropicciato nell’ultima richiesta da dispotico giocatore.

Game over.

 

Ti incontro il giorno dopo, sono il blogger, un ritratto vago da gaydar. Sono solo parole e grigi chiaroscurati.

Tu sei bellissimo, sembri attore anni ’50 con un’aria sicura e spaurita insieme.

Nessuna delusione.

Dopo le parole ricominciamo a giocarci.

 

 

Vent’anni

16Marzo, 2008

Soundtrack: Black/Pearl Jam  

ad elide  

Era una cesta, il mio cuore di ventenne: traboccante. Paura e curiosità, e voglia; quanta voglia e desiderio; e nostalgia e freni, e paure e slanci, e salti senza rete, e braccia da cercare, braccia da abbracciare e corpi, trafugati e scordarti. Seducevo colla spavalderia dell’invincibile, asserragliavo vorace banchettando uomini crudi, scarnificavo. Ero cannibale.

Innamorato, sempre, e non di me, mai. Mi confondeva il camaleontico, il trasformismo coatto del mio corpo da mutante; infido, infiammavo per le linee sottili e rigidissime di certe sembianze, cercavo somiglianze: somigliavo.

Ero magro e grasso, brutto e bello; ero astronauta: mi potevo permettere tutte le stelle, scintillavano a milioni sulla mia pelle sconosciuta. Sorvolando alto, altissimo, sopra al mondo, governavo magnifico; da sopra, da sotto, di lato, difficilmente al centro, difficilmente dal centro  col cuore in tumulto.

E il tempo senza orologio mi scagliava in un altro tempo di strutture precise, partizioni perfette, proiezioni meticolose di un avveniristico avvenire: divenire! Correre forteforte, diventare! precipitavo precipitoso, frenavo nel vuoto, morivo.

E il dolore potente, ottuso, trasbordava scavando improvviso, ed ero magro magrissimo, superbo e onnipotente, mi aggiravo, curiosavo, indagavo, volevo fortissimamente.

E poi cominciavo a scintillare. Ricominciavo.

Succede che questo passato non troppo remoto diventi a tratti futuro in una illusione che colora gli album scoloriti. Intuire che ora, qui, adesso, hanno forma e dimensione; e tempo, spazio e colore; ma fermarsi ancora per un po’, daltonici, a far finta di non riconoscersi.

Senzanome

13Marzo, 2008

Soundtrack: l’animale/F.Battiato  

Discorsi di post adolescenti, una sfida con voglia:

- tu in sauna? Ah, non sei il tipo! –

Mi ribolliva il sangue dall’eccitazione, per la paura di far arrabbiare Gesù, mi sarei dovuto confessare; e poi c’era quel principe mezzosangue che mi piaceva. E poi ho vissuto tutta la vita con donne, loro hanno un’altra visione del sesso dell’amore del desiderio (almeno quello dichiarato) e io con loro, fino a quel momento.

Salto il fosso.

Il cuore in gola e lunghi tiri da una canna, per disinibirci.

 - Hai tessera? Non ho tessera –

- Sei socio? Non sono socio –

- Ventimila –

Ero vestito solo di un astuccio oblungo porta preservativi, di un asciugamanino con spacco e di tutta l’hashish  aspirata ferocemente.

Mi separo immediatamente dal mio compagnuccio di giochi, vagolo in giro.

Non c’è nessun filtro, nessuna dissimulazione, niente contrattempi, solo il mio desiderio, la mia fantasia.

Sono un burroso panino da pub, ben piastrato, succulento e fiero.

Mi muovo lento come un turista in un museo, guardo incuriosito corpi che come me, ma + di me, sanno i movimenti, i codici, i segnali.

Uno mi  segue portandosi dietro la lumacosa bava delle sue voglie, io lo rifiuto. Qui e sufficiente un gesto, non ci penso +.

Mi rinfresco spesso con una doccia, nella piscinetta, che meglio non pensarci; e mi riparo al caldo del bagno turco, il sudore lava via le tossine, purifica.

Sono avviluppato in un vortice stupefatto di desiderio, sudore e sensualità: sono liquido.

Prendo la mira tra la nebbia densa, allungo la mano e mi prendo un’addome scolpito con cura.

Mi avvolgo. S’avvolge. Piove.

Sono stato solo corpo, muscoli, voglia. Solo quello volevo.

Ho trovato la massa della mia carne allora, senza parole, senza identità civile. La massa del corpo dell’animale.

Lui è senzanome.

Io pure.

Soundtrack: Juicebox/the Strokes  

Confesso che questa domanda mi ha spiazzato.

Mi sono inacidito per i successivi trentacinque minuti dalla lettura del comment, mi parevo il signor Activia col bifidus attivo nelle “cerevella”: mi sono fatto cagare da solo!

Ho cominciato a selezionare, nella mia testolina impertinente, una serie di risposte acidule che non riuscivano, però, a lavare l’offesa di quel “quasi tutti”.

-”Ma come, io essere speciale, “arronzato” così grossolanamente in una categoria? Giammai!” –

Ma poi, questi “quasi tutti” quanti sono? Tre? Dieci? Mille? 10000? L’intero albo dei designer? Qual è il campione stimato?

Al trentasettesimo minuto (al trentaseiesimo ho fatto la pipì) mi sono domandato…. 

Io non lo so, ma posso azzardare delle ipotesi.

Essere designer significa avere una curiosità e una fantasia vitali, fervide, scevri da ogni sovrastruttura che possa contaminare la creatività; un modo di esplorare le cose tipiche dei bambini, facendo domande senza avere una risposta logica, in molti casi senza avere una risposta, e sufficiente, dapprincipio, la domanda. Poi dopo, entrano in gioco una serie di fattori che hanno a che fare con il bagaglio culturale, la creatività, la filosofia, ma non voglio prendermi troppo sul serio.

Probabilmente è questo il fattore comune tra un designer e un gay, ovvero questa predisposizioni a rimanere in una età di mezzo che è tipica dei creativi. 

Se vuoi, puoi leggere dei saggi economici di Richard Florida che per stabilire quali siano i fattori determinanti della fortunata economia di un paese, mette in stretta relazioni gay/creatività; questi studi accreditati possono darti una risposta alla tua legittima, seppur irritante ( J ) domanda. 

Ma poi ti/vi chiedo sei certa che quasi tutti i medici siano eterosessuali? E i caminiosti? Gli idraulici, veterinari, infermieri, professori, ingegneri, parrucchieri, spazzini, metalmeccanici, forzaitalioti e i leghisti?

E poi i calciatori, i tennisti e  i nuotatori? Quelli che fanno il salto sull’asta già mi mettono in serio imbarazzo, come i pompieri, e i benzianai che stanno tutto il giorno con la pompa in mano…. 

Se questo ti può aiutare, e visto che siamo in un bar gay, fatto di chiacchiere frivole, ti faccio una lista, se la memoria mi aiuta, di tutti i mestieri che mi sono fatto, magari ti allarga la visuale, sebbene sia convinto essere piuttosto ampia.  

  • Bancario
  • Artista/pittore
  •  Qualche studente in architettura
  • Oncologo
  • Qualcosa di + di un benzinaio (gestiva una serie di pompe …. Mmmm….)
  • Un professore universitario (non della mia, mi sarei laureato prima)
  •  Due decoratori (quasi contemporaneamente)
  •  ingegnere
  • calciatore
  • ballerino
  •  filosofo
  •  scrittore poeta (nel tempo libero)
  • giornalista
  • traduttore (non istantaneo)
  • un trittico di stilisti di moda (questa è quasi una certezza)
  • cubista (niente a che vedere con Picasso)
  •  interprete
  • commercialista
  • psichiatra
  • economista
  • commesso d’abbigliamento
  • scenografo
  • regista teatrale
  • principe mezzosangue (non era erri potter)
  • attore
  • artista contemporaneo
  • segretario di partito
  • fotografo
  •  impiegato della regione

 + una ricca serie di omini indefiniti, ai quali non ho avuto il tempo di chiedergli il mestiere: post coitum omne animal triste est.  Tant’è  

Siamo tutti intorno a voi…

Professional

6Marzo, 2008

Soundtrack: oreminutisecondi/almamegretta

C’ho mal di testa, ho lavorato come un ciuccio sardo per far sembrare belle, case che sono infelici dalla nascita, ma io sono veramente bravo!

Domani devo combattere con, nell’ordine, un falegname che non vuole fare mai quello che gli dico e che prima di farlo deve portarmi allo stremo delle forze.

Trenta ragazzini con gli ormoni a palla che se ne fottono allegramente del design.

La mia dieta iperproteica che se non mangio non sarò mai un campione di nuoto (vana illusione ma si sa “a’ lusinga fa bben’ a salute”).

Un capocantiere che, per rango di nascita, imbroglia sui conti ed io devo stare a spiegargli l’aritmetica di base e minacciarlo guardandolo nei suoi occhioni tonti per convincerlo che 2+2 fa 4 e non 6! Le moltiplicazioni, poi, sono il mistero della fede!

La visita alla mamma che, dopo quindici giorni che non la vedo, mi ha fatto sapere mezzo sorella che ha raddoppiato la dose di ansiolitici, ( mia sorella è simpaticissima J ).

E dulcis in fundo, 3 chilometri di nuoto.  

PS Penelope scusa ma non ce la faccio a fare un salto a Roma: c’ho l’acido lattico! 

Buona caccia a tutti!