Comunity
12Aprile, 2008
Soundtrack:piccoli dettagli al buio/Deasonika
Stamattina il mio compagno, come spesso accade, mi ha portato il caffè. Mi si accosta affianco, appoggia la mano sulla mia spalla e mi chiama. Apro gli occhibelli, sorrido (è più una smorfia di dolore che un sorriso) agguanto la tazza mugugnando, bevo, richiudo gli occhi e mi sposto di fianco.
Aspetto che il sapore del caffé conquisti tutta la bocca prima di riaprire gli occhi definitivamente; alle volte fallisco un tentativo dopo l’altro gongolando in quel torpore mattutino, assaporando insieme al caffé la sensazione che mi lasciano i sogni, la luce incerta che filtra dagli scuri e l’erotismo del legnetto intrappolato nelle mutande.
Il mio risveglio è lento, progressivo, silenzioso.
Il mio compagno, diversamente, è già attivo, sbarra gli occhi e comincia la giornata.
Stamattina ha sbarrato gli occhi, ha acceso il pc, e si è accorto che nella sua comunity fotografica mancava una sostenitrice/amica: con la tazza del caffé ho dovuto sorbirmi pure GT che se ne va per protesta contro JPG Magazine (portale fotografico n.d.a.).
Cazzo!
Parlava a macchinetta, raccontandomi tutta la storia con dovizia di particolari, facevo fatica a stargli dietro. Mi ha sparato nelle orecchie tutta la preoccupazione e lo sconcerto nonché il dispiacere di aver perso un’amica.
Sorrido con piglio superiore e taglio il discorso, “perdere un’amica… mmah”!
Poco dopo in macchina mi ritorna in mente la questione, la rivaluto e mi domando, ma è possibile creare rapporti affettivi con uno scambio rarefatto di messaggi stitici?
Mieto considerazioni.
Di fatto qualche settimana fa, soggiogato dall’entusiasmo ho invitato a cena dei perfetti sconosciuti, l’ho fatto per curiosità, perché avevo voglia di capire quale espressività corporale generasse le parole che leggo con interesse, e che emotivamente partecipo ogni giorno. L’ho fatto con innocenza, spontaneamente.
Ma cosa ci sta dietro a questa finestra?
Cosa si nasconde, dietro questa infinita serie di 01, perché si possano creare relazioni che appaiono intime?
Quale condivisione?
Quale progetto?
Quante cose in comune?
Mi sono sempre preoccupato che i miei amici, le persone che fossero ai vari piani della piramide, potessero conoscere la parte + sincera di me, che questa potesse essere + intima in relazione all’altezza della hit geometrica. Certo il consuntivo non è fiducioso, ognuno, degli altri, mette ciò gli entra nelle proprie tasche, facendo un collage personalissimo; approssimando, ottimizzando, confezionando, inevitabilmente, una grottesca immagine bidimensionale.
E allora, in questo delirio egocentrico del blog, in cui la storia di ognuno nasce già storiografica, ovvero, fatta dall’immagine di sé che si vuole dare, quale parte arriva, quale puzzle si costruisce? Quanti tasselli sono mancanti?
Io , qui, quale io sono?
E tu, quale te sei?
Dietro a questa finestra chi ci sta?
Inventario
11Aprile, 2008
A occhio e croce quattro cinquecento libri, la metà di riviste d’architettura e design, un pc, la perla nera Kenwood (il nome fa cafone ma è ancora una forza), una slamp regalata da DDG a Natale, il divano di pelle nera che è uno strepitoso oggetto, la libreria expedit, il letto e il materasso ma pure il piumone e le lenzuola coordinate, il settimanale ottocento comprato dal rigattiere, il tavolo di rovere da cucina è a metà, ma ci sono le pentole i bicchieri e i piatti, due scatole di cd, la cassettiera che sta in bagno, le poltrone, la tele, metà lavastoviglie, il tappeto che mi ha dato RDC, le cornici e le foto, la scatola di matite colorate e me: non sono ancora intero.
4 anni di aspettative voglie desideri fatti nomignoli conversazioni risate pianti strepiti gioie cambiamenti attese progetti attese e ancora attese.
“Prendiamoci una pausa, magari riusciamo ad essere più lucidi”
Due settimane di pausa.
Ho spuntato, nel frattempo, uno ad uno le voci del mio inventario legandole con un filo. Un trenino lungo lungo di cose, che ho preteso di portare con me, trascinandole senza far rumore.
Non ho considerato lo stridore dell’attrito sul pavimento.
Eravamo già sulla soglia, una scivolosa lastra di marmo grigia. Eravamo tutti sul bordo.
Ma poi succede che lo sconosciuto non è solo ciò che è nuovo, succede che ti seduce anche quello, che c’è ancora spazio e tempo, che si può ancora parlare, che si può ancora esplorare, che c’è ancora voglia ed energia per farlo e scarpe chiodate per camminarci dentro. Succede che se si è ancora in due la strada sembra percorribile. Sembra un’occasione adulta.
Sembra.