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 soundtrack: everybody dance now

          la senti la musica? –

          si –

          si balla? –

          magari tra un pò –

          eddai! – 

Come se poi uno in coppia, dovesse necessariamente ballare in coppia.

È che c’ho il complesso del rapporto simbiotico, per cui le cose bisogna farle insieme. Lo stesso passo, lo stesso letto, le stesse abitudine, i gusti e i disgusti.

Perché uno, in coppia, deve essere uno, anche se si è due, ché poi sennò, come si fa a condividere. E invece nossignore!

Mi sfugge il senso di stare insieme diversamente, nel senso di diversità; e io, invece, sono uno che balla, che si scatena, che sente costantemente il ritmo della musica e non può starne troppo tempo lontano. E tu? tu non balli.

Mi piace stare bello stirato, stasera, coi capelli fluidi che sanno di balsamo, l’aria “friccicarella” della conquista incombente, mi piace stare al centro della pista a stropicciarmi di sudore. Mi piace mischiarmi, sentire i corpi caldi di un locale affollato, il chiacchiericcio stupido della gente intorno, mi piace il rumore della vita ubriaca a ciancicata da bar.

Sono un ragazzo anni ’90, IO, ho passato tutta la mia giovinezza così, e ora? Niente, + niente. Lavoro, duro lavoro, le cenette, le chiacchiere politiche, qualche citazione di cultura di nicchia e poi a letto.

Cheppalle.

E la leggerezza?

Ok, ok, sono tempi duri, magari ritorna pure Berlusconi, bisogna stare saldi sulle gambe e gestire i contraccolpi. Ma io voglio tuffarmi nella vita, e magari affogare …. ma cazzo….

Chissà perché uno, poi ad un certo punto, deve abbassare il metabolismo, consumare meno calorie, conservarsi intatto e trascurare la data di scadenza che è sopra di ognuno. E allora godiamocela finché dura, tanto dura poco. Sempre e comunque.

E invece si finisce per collezionare: la macchina, la tele a schermo piatto, il cellulare e la moto; la lavastoviglie ché mi scoccia di fare i piatti, il cameriere filippino che così c’ho più tempo per me, l’IPOD quello Apple perché fa figo, la macchina digitale perché siamo contemporanei e poi? Con tutta sta zavorra uno dove va?  Sta fermo e aspetta la morte!

No, non ci sto!

Voglio l’elettricità della novità, dell’avventura, del nuovo nel senso di “appena fatto”, dell’invenzione che non esisteva; non del rinnovato, non del ripulito, nuovo. Come quando Thonet ( “si legge tonet è austriaco” ) ha pensato alla sua sedia, quella che poi è diventata la favolosissima n°14, ha preso un pezzo di legno, l’ha guardato e TRACK ! la novità assoluta.

E così pure io.

E allora sai che c’è di nuovo, che io sto qui e ballo e quel che deve accadere accade.

….