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Soundtrack: smalltown boy  

Fin da quando ho sentito gridare RicchioooO’ ho subodorato che l’insulto non mi era del tutto estraneo, che la forza con cui risuonava quell’ultima O mi faceva eco, si diffondeva minacciosamente.  

Mea culpa sono omosessuale

mea culpa l’ho sempre saputo

mea culpa l’ho accolto e non l’ho represso

mea culpa non mi sono bastati i sogni e le polluzioni notturne

mea culpa ho provato pure a trombarmi due o tre dei mie amici adolescenziali

mea culpa il mio compagno è un uomo

mea culpa esercito pure con grande soddisfazione

mea culpa mi sono illuso pure che potrà essere famiglia

mea culpa.  

Ricchione è un insulto; come frocio, culattone, ossobuco, giraculo, femminella e pederasta, punto. 

Turi le orecchie e passi avanti, sei superiore; ma quando sei ancora in cerca di una identità non è l’eco che risuona e si diffonde nelle cavità auricolari che fa male, ma è il trapano che ti perfora il petto e arriva dritto ai polmoni ad accorciare il respiro. Passi il tempo di abbisogna al recupero, a proteggerti, dissimulare, a far credere a tutti che si sbagliano ché non è così. Convinci il parentame carogna, che indaga su fidanzate eventuali, che ti fai tutte le tue amichette indistintamente belle e brutte, perché quel legnetto che c’hai tra le gambe è una forza della natura. Invece passi a mungertelo, con desiderio indistinguibile, per tutti i tuoi amici maschi, belli e brutti, perché quel legnetto che c’hai tra le gambe è una forza della natura.

Inventi per i coetanei curiosi che: “c’ho la fidanzata conosciuta questa estate che amo alla follia ma mi ha lasciato e sto in un periodo un po’ così”. “Sono romantico aspetto la ragazza giusta”. “…perché io sono timido non sono sfrontato con le donne…”. “ …sai mi piace una ragazza ma proprio non mi si fila…” 

Il branco però nel frattempo ha gia deciso, le equazioni sono semplici, animalesche, l’incognita è chiara ai più: non giochi a pallone? niente rutti? Il calcio balilla ti fa schifo? Non parli di fica?  X=ricchioooO’. 

Ti viene appiccicata la lettera scarlatta che quando non è oggetto di scherno e derisione diventa automaticamente pietà pura, misericordia, compassione; alternata a scherno e derisione. 

E allora? Balle, puttanate, tempo perso. Tutto tempo sprecato a nascondersi, a mascherare, a reprimere, a fingersi, a parlarsi addosso, a congetturare, a non vivere. Appunto, non vivere, perché quando poi mi è successo di trovarmi protagonista, ero un ventenne con l’emotività di un quattordicenne, che disastro! 

Poi viene il tempo della consapevolezza, quello della “scoperta”, delle dichiarazioni: “…sai ho scoperto che …”; ti comporti come quello che tra capo e collo è causa di una disgrazia e, non sapendo come reagire e non volendo mentire, deve ammettere la colpevolezza: “ sai sono (colpevole di essere) omosessuale”, dicendolo sommessamente, con aria sofferta e remissiva, per non urtare la sensibilità dell’eterosessuale di turno.

Cheppalle!

Ma andate affanculo tutti! È tutta roba vostra questa; i pregiudizi, la paura della diversità, l’omofobia, l’autoconservazione, la difesa della famiglia, il machismo, la morbosità verso lo sconosciuto, il peccato cattolico, l’orgoglio genitoriale sul di me tomber de femmes. Affanculo!

Me lo trovo addosso come zavorra e devo pure accoglierlo e gestirlo per poter vivere. MA VAFFANCULO!

Ora è meglio, sono adulto consapevole, 36 anni suonati, una casa, un compagno. Il mondo è cambiato, i tempi sono cambiati. Ci sono telefilm che parlano di gay e lesbiche, c’è un trans al grande fratello, l’argomento è di ordinaria amministrazione; si invita i calciatori, l’ultima frontiera del machismo, a dichiararsi gay; si intervista Dolce e Gabbana che stavano insieme ma poi si lasciano e sono dei civilissimi divorziati; mio nipote dice con non calanche: “ sai, il mio amico di banco è gay” …. e io perché non posso sposarmi con il mio uomo?

Perché non ho diritti?

Sono interdetto?

Sono disabile?

Allora voglio la pensione di invalidità!