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Soundtrack: vola lontano/ Ivan Segreto

 Avvolte, la mia vita, mi pare che abbia la trama di un telefilm!

Chiaramente non parlo di una intera serie televisiva, ma parlo di un’unica puntata. Mettiamo la puntata pilota, dove i personaggi come i dialoghi la trama e i loro intrecci vengono acennati e  tutto rimane in sospeso in attesa della prossima puntata o rimandato per mancanza di un produttore che ci crede e investe.

La sensazione si fa drammatica quando avverti che la puntata zero è già stata trasmessa e te la sei persa.

E allora te la guardi su YOU TUBE a spezzoni di tre minuti, ma i pezzi non combaciano, le storie sono alla rinfusa i dialoghi insensati.

Perché Penelope se ne è andata?

Perché rimango in questo acquitrino napoletano a barcamenarmi senza via d’uscita?

Perché il mio lavoro non decolla?

Perché i colpi di scena sono sempre così drammatici?

Perché la terapia psicanalitica dura così a lungo?

Perché Berlusconi continua a vincere?

Le risposte sono nella seconda puntata, ma non arriva. Faccio di tutto per dimenticare l’appuntamento, per non accendere il televisore, ho difficoltà con la sintonia del canale.

Qualche giorno fa ho temuto che il “guaglione” che ho conosciuto in chat si fosse offeso perché ho definito la sua vita leggera e irresponsabile, pensandola, nel momento in cui la scrivevo, una risorsa necessaria perché la trama possa avere degli sviluppi; perché se davanti alla tua strada c’è un muro è inutile sbatterci con la testa per tutta la vita affinché si apra una breccia.

Bisogna avere le ali per volare.

Inutile citare le lezioni americane di Calvino, inutile ma necessario a me che rimango con i piedi inchiodati a terra, pensando che l’adultità sia il godere del tempo che rallenta.

È  anche vero, ma l’immobilismo è da idioti.

Quando ho deciso di scrivere su questo blog, avevo una idea ben chiara, quella di mettere nero su bianco la traduzione della mia vita, come lanciare un boomerang e vedere cos’è che ritorna. C’era una prerequisito, essere nudi, ma inevitabilmente le crocette di nastro nero sui capezzoli e sul pube sono comparse senza che manco me ne accorgessi.

Mi è ritornato in faccia, il pezzo di legno, addizionato di forza centripeta.

Che male!

E allora come si fa? Che si fa, dopo quello che mi sono detto?

Si gioca di sottrazione, considerando tutto ciò che mi manca? Oppure di addizione, considerando ciò che ho?

Che farebbe l’adulto tipo?

Si tenta l’apnea profonda, godendo dell’immenso dell’abbisso? o si mettono alla prova i muscoli e, con il dolore dello sforzo, si nuota fino all’atollo?

Lo so la domanda è retorica, ma tant’è!