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Soundtrack: Capelli/Niccolò Fabi

 

Era + di un po’ che non scrivevo. Penelope mi ha rimproverato un giorno si e l’altro  pure, perché non aveva notizie, a Colez sono mancato , Depp invece s’è incazzata e nel frattempo mi sono dedicato a me : come sto?

Boh!

Mi organizzo. Traccio i confini del mio corpo. Disegno nell’aere coreografie timide che mi restituiscono uno spazio vivibile. Affondo nelle malinconie. Caccio dalla scatola alla rinfusa i desideri. Ascolto.

Vivo nuovamente.

I miei capelli rimangono gli stessi, lunghi, oramai lunghissimi, riccioluti. Impossibili da gestire, da governare, da contenere. È un’esca difficile da trascurare, per chi vorrebbe affondarci le mani e acchiapparmi e per chi invece rifiuta, infastidito, questo totem di vanità.

È l’unica cosa che non è cambiata in questi anni. Il resto s’è trasformato avanzando incessantemente per i viottoli laterali e sorprendendomi sulla strada principale. Non ho potuto fare altro che prenderne atto. Ora so chi sono! ??  ma cosa sono se quello che sono e che sarò è mutevole, volubile. La muta del corpo è il segno incontrovertibile di quello che dentro sta e fuoriesce manifesto. Gli impulsi precisi scavano, cesellano, modificano prospettive, cambiano i colori dell’arcobaleno e le rotte degli aeroplani. Continuamente, convulsamente.

Dico oggi quello che non sarò domani. Stare fermo a tracciare una mappa di confini labili, inesistenti è opera scadente, insignificante.

Mi sono fermato + di un po’ a capire, ora capisco di non voler capire necessariamente tutto, ma poco a poco tutti i giorni, per quello che rimane e per quello che se ne và.

Voglio vivere perdutamente, incontro alla morte, a petto gonfio e spalle dritte.

Au revoir.

Alfonso.