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Soundtrack: Il mondo dei bruchi/Ascanio Celestini

 

 

Ho stirato tutta il meriggio, mi parevo Penelope.

Io, diversamente, non ballo; non ascolto la musica agitando le chiappette ispirato da una ritmo accattivante, NO. Io impersono la casalinga di Voghera: mi metto davanti alla televisione (quando la possedevo) o metto su (che espressione del cazzo) un dvd e  me lo guardo.

Faccio sessioni di stiraggio lunghissime sotto lo sguardo stupito dei coinquilini. Qui, in questa specie di comune anni ’70, l’asse da stiro è un vago ricordo preadolescenziale, quando ancora i quaderni avevano le righe doppie e ne avevano uno per la bellacopia e un altro per quella brutta; quando, cioè, gli ormoni erano parole da adulti e le inquietudini s’appagavano con la nutella.

Quando, per rimanere in tema, si pensava che la lavatrice e la stiratrice erano posizionati dietro al cassetto sputando automaticamente biancheria pulita, o si urlava MAMMAAAAA, quando proprio “lamagliettachevolevo” non era bella ché pronta.

Qui, in questa specie di “isola che non c’è” quando mi sono sistemato, per la prima volta, nel salotto con il mio asse da stiro in legno di faggio, e ho chiesto timidamente il ferro da stiro mi hanno guardato stralunati cogli occhi fissi e la mano tesa ad indicarmi l’inusitato oggetto. Non se ne potevano fare una ragione, “l’alieno” era entrato di soppiatto in casa e veniva usato bellamente, con disinvoltura, e senza nessun senso di colpa.

Svariate le reazioni, c’è a chi sono venuti i lagrimoni agli occhi e s’è  accucciato sotto il cavalletto improvvisando costruzioni lego; chi ha sogghignato andandosene fiero della sua camicia ammacata; chi in catalessi s’è chiuso nella stanza a rileggere i temini delle elementari; chi invece volendo trarne vantaggio, mi ha buttato sulla poltrona una cosa da stirare dicendo: “me lo fai un piacerino?” … qui in questa casa accoglienza per peter pan di tutto il mondo, da quando ci sono, io stiro, loro ammirano.