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Soundtrack: Inquieto/CSI
  1. Un chilo e mezzo di farina.
  2. Tre dadi di lievito sciolti in acqua calda.
  3. Sale e pepe QB.
  4. Trecento/trecentocinquanta grammi di sugna.
  5. Olio di gomito a richiesta.

Ho cominciato questo gioco consapevole di quello che cercavo.

 Legare l’acqua e la farina non è facile, fai la fontana, la versi dentro dopo aver “squagliato” il lievito, e cominci a rimestare le dita dentro. Lentamente, arginando con cura l’acqua, creando dighe provvisorie, convincendola con la scioltezza delle mani a legarsi con questa stronza di una polvere bianca che svolazzerebbe dappertutto. Sfilacciosi fiocchi remissivi, scontornano quello che diventa pasta morbida e calda, hanno i minuti contati, si abbandonano alle mani imbrattate di sugna aggregandosi a questa enorme chiappa calda, malleabile ed elastica.

 “non toccare” mi diceva “è per l’imbottitura” , mi guardava sottecchi per cogliermi in flagrante e concedermi quel piccolo reato rimproverandomi. Forse tra se e se sghignazzava a vedere un bambinetto goloso che lo guardava adorante mentre tagliuzzava regolarissimi pezzi di salame, pancetta, formaggi, con una precisione tale che un calibro gli avrebbe dato ragione.

 La forza delle braccia deve sottomettere la pasta e lavorarla fino a che diventa una pallottola calda e “ribollente”. Sapevo che quella stessa forza , questi gesti, avrebbero liberato nell’aria particelle di odori e ricordi. Immagini tridimensionali in cui immergersi per farsi avvolgere e riscaldare.

 È solo l’odore della sugna che s’insinua dappertutto, eppure mi pare uno star gate da cui mi prendo quello mi serve per questo periodo che è arido e senz’amore. Faticoso e insoddisfacente.

 Mio padre era un uomo silenzioso, aveva poche parole. Quando mi aggiravo sconsolato in giro per casa, mi prendeva la testa tra le mani ruvide e mi diceva “checcè a babbo” e rasserenava le giovani rughe con carezze pacate, lente, delicatissime; senza aggiungere nient’altro. Tutto l’amore e le parole che avrebbe potuto dire le metteva generoso tra gli ingredienti della sua cucina casereccia, nel piatto preferito che arrivava al momento giusto, senza una esplicita richiesta. Era il suo modo di dire, di essere presente. Di guardarti. Di coccolarti.

 Ora la mia casa è pregna di quell’odore, e io mi faccio coccolare dai ricordi e dal mio modo di sentirlo vicino e di ricaricare le batterie.

Buona pasqua.