Milord

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Soundtrack: Milord/Edith Piaf

 

 

Un messaggio breve su gaydar: un esca raffinata e appetitosa.

Una risposta sorpresa e accogliente.

Il contatto msn per la verifica.

Restituisci curiosità immediata e azzardi un appuntamento.

Acquieto gli animi posizionandoti tra il fine lavoro e la piscina. Tengo ben presente il “Teorema del caffè” del mio orsetto preferito. 

Non ci stacchiamo gli occhi di dosso per mezzora, tra il caffé e la chiacchiera di rito.

Sedotto, mi spedisci messaggi desiderosi; desiderabili.

Ci vediamo il giorno dopo e vinco la tua timidezza prendendoti per il bavero, baciandoti appassionatamente.

Messaggi ininterrottamente (42 sms) per i successivi due giorni ché manco riesco a risponderti che hai una nuova cosa da dirmi.

Poi la cena e a casa mia, quando mi dici “non voglio correre” invece di mettermi le mani nelle mutande.

Ti riaccompagno a casa prima di bloccare il contatto msn.

 

P.S.    Vi pare che dopo anni e anni di decorosissima depravazione sessuale possa esistere ancora un frocio che lo prende nel culo faccia solo dopo il “matrimonio”? ma manco Ratzinger per se stesso accetterebbe una tale degenerazione!

Interno napoletano

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Soundtrack: Il mondo dei bruchi/Ascanio Celestini

 

 

Ho stirato tutta il meriggio, mi parevo Penelope.

Io, diversamente, non ballo; non ascolto la musica agitando le chiappette ispirato da una ritmo accattivante, NO. Io impersono la casalinga di Voghera: mi metto davanti alla televisione (quando la possedevo) o metto su (che espressione del cazzo) un dvd e  me lo guardo.

Faccio sessioni di stiraggio lunghissime sotto lo sguardo stupito dei coinquilini. Qui, in questa specie di comune anni ’70, l’asse da stiro è un vago ricordo preadolescenziale, quando ancora i quaderni avevano le righe doppie e ne avevano uno per la bellacopia e un altro per quella brutta; quando, cioè, gli ormoni erano parole da adulti e le inquietudini s’appagavano con la nutella.

Quando, per rimanere in tema, si pensava che la lavatrice e la stiratrice erano posizionati dietro al cassetto sputando automaticamente biancheria pulita, o si urlava MAMMAAAAA, quando proprio “lamagliettachevolevo” non era bella ché pronta.

Qui, in questa specie di “isola che non c’è” quando mi sono sistemato, per la prima volta, nel salotto con il mio asse da stiro in legno di faggio, e ho chiesto timidamente il ferro da stiro mi hanno guardato stralunati cogli occhi fissi e la mano tesa ad indicarmi l’inusitato oggetto. Non se ne potevano fare una ragione, “l’alieno” era entrato di soppiatto in casa e veniva usato bellamente, con disinvoltura, e senza nessun senso di colpa.

Svariate le reazioni, c’è a chi sono venuti i lagrimoni agli occhi e s’è  accucciato sotto il cavalletto improvvisando costruzioni lego; chi ha sogghignato andandosene fiero della sua camicia ammacata; chi in catalessi s’è chiuso nella stanza a rileggere i temini delle elementari; chi invece volendo trarne vantaggio, mi ha buttato sulla poltrona una cosa da stirare dicendo: “me lo fai un piacerino?” … qui in questa casa accoglienza per peter pan di tutto il mondo, da quando ci sono, io stiro, loro ammirano. 

 

 

 

 

ciao

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Soundtrack: Remedios/Giusy Ferreri

 

          Un’idea, qui ci vuole un’idea per la riapertura autunnale, una scenografia, una sipario, la musica adatta e una camicia nuova!

          Un argomento, qui ci vuole un argomento.

          Ma no, ma no, questo è un “blog-pippa” si parla di me, è una sega continua.

          Magari cambiare rotta? Trovare un motivo per scrivere e consumare la vista di chi ti legge?

          … una frase d’effetto, un tormentone …

          Mi ascolti?

          No, mi devo concentrare, devo farmi venire un erezione in rima, senno la masturbazione viene male.

          Pensa ai tuoi Fan (hihihihhi)

          Ma quali? Saranno tre, forse quattro e sono amici …

          Appunto! Allora parla di Barcelona, di quello che hai fatto: le conquiste, le ubriachezze moleste, il tuo bagaglio..

          Mmm, e che non è successo granché, sono stato in vacanza in una città che non ricordavo, me ne sono stato in giro, niente di rilevante. Divertente!

          E il progetto segreto? Vuoi puntare su quello?

          No-o-O’, a chi vuoi che interessi. E poi non c’è lavoro. Non è + La Mecca degli architetti. Hanno costruito troppo. I miei amici vogliono andarsene…

          Aspetta, e quella cosa che mi hai detto al rientro… mi ha fatto ridere …

          Che è la città dei balocchi?

          Si, come in Pinocchio e tutti con le orecchie d’asino, che ridere…Scrivi un post in spagnolo ti sei comprato pure la grammatica per studiarlo.

          Uff, è che sto pigro, in autunno vado un po’ in letargo.

          Come se non lo sapessi, la mattina ti ci vuole il cannone.

          Falso! Mi alzo dieci minuti prima che suoni la sveglia.

          Si, fai colazione e ti rimetti a letto a crogiolarti…

          Solo per dieci minuti, lo faccio apposta. Mi piace.

          Vabbè, progetti futuri, il nuovo lavoro, i viaggi, il tour per l’Europa?

          Non lo so, è che mi pare che ci voglia qualche cosa per ricominciare il discorso, tipo come quando non vedi un amico da tempo e vuoi rivederlo, che gli dici?

          Gli telefono e gli offro una pizza.

          E come faccio qui, la pizza? Come la offro?

          Ho risposto ad una domanda, mica ti ho dato una ricetta.

          La ricetta, potrei dare la ricetta della pizza?

          Vabbè stai nel pallone.

          Si è vero sto nel pallone… UFF

          Facciamo cosi fai ciao-ciao con la manina.

          Vabbè, mi pare il minimo: Ciao-o-O

 

 

 

comunicazione di servizio

In questo splendido momento sono a Barcellona, ancora non ho attivato il mio GAYDAR, mi muovo con passo felpato nel mio itinerario da architetto/nutatore (stamane ho nuotato per due ore in una splendida piscina alla Barceloneta). C’e’ caldo ed ho potuto sfoggiare con mio sommo piacere i sandali e le magliettine.

Sono partito il 25 mi sono fatto due giorni Milanesi nella settimana della moda, e poi giunsi qui!

Non ho molto da scrivere, e soprattutto e’ una schifezza scrivere su questa tastiera senza lettere accentate. Mi blocco ogni due minuti e guardo la tastiera come un ebete il mio vicino che ha un bel profilo greco (e qui siamo in Spagna) comincia ad incuriosirsi delle mie pause narcolettiche ….

OooOpsss  incomincia ad incuriosirsi ….

scusate tengo’ o’ cheffa’….

…ah torno il 5 ottobre (se torno) …..

 

ps penelope te lo spiego in seguito che cosa significa centimolomuto!

…delle vacanze e di altre amenità

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Soundtrack:Mad world/REM 

Ho la luna nello scorpione.

L’ho scoperto la settimana scorsa, me lo ha detto allarmato uno dei miei amanti.

Nervosismo, umore irascibile, antipatia diffusa che investe tutti indiscriminatamente.

È finita l’estate.

Dismesse le magliettine froufrou. I parei indiani, i pantaloni thai, le camice chiccose, le collane degli anni 70 trafugate nel cassetto di mammà, i birkenstock di vernice nera, gli infradito di gomma, e l’arietta scanzonata da ventenne recuperata chissadove e che mi sono spalmato sulla pelle tutti i giorni come crema antirughe.

Ho preso la + lunga vacanza da me stesso che mi sia mai concesso. Mi sono fatto leggero leggero e ho cominciato a ciancicare chiacchiere colorate e sorrisi ampi che manco lavandomi i denti col dentifricio durbans sarebbe venuto meglio.

Nel momento in cui ho consegnato l’albergo ho staccato la spina e sono partito, ancor prima di raggiungere Stromboli.

Ho messo a massa quel “me stesso” che mi precedeva sempre d’un corpo, che mi stava avanti indicandomi, a prescindere dai desideri, la direzione. E sono partito per un avventura che ancora non finisce. Il mio strizzacervelli mi ha detto che è segno di salute andare “a braccio” senza copione in questa sorprendente, a tratti, commedia dell’arte.

 

– …A Stromboli si fanno sogni rivelatori.

– …L’energia del vulcano ti rende dapprincipio astenico ma poi ti carica manco fossi una duracell.

– …La presenza del vulcano ti riappacifica.

…A Stromboli si va a piedi scalzi vestiti solo da un pareo. Per tutto il giorno.

– …A Stromboli non c’è luce.

…Stromboli è un isola magica.

 

Queste le prescrizioni della vigilia, necessarie a farmi partire senza pensarci troppo, in un caldo insopportabile col mio zaino Ferrino stracolmo di cianfrusaglie, e bottiglie di vodka e di rum che ho trangugiato di gusto.

“Questo è il tuo regno” , mi scriveva Lucia, facendomi pregustare notti selvagge, raddoppiando per questo la scorta di preservativi. E invece sono rimasto avviluppato nella rete di una tanghera, e dei nostri balli sensuali a ritmo di una musica scadente che non abbiamo mai sentito. I nostri corpi erano però cavi per accogliere l’altro e concavi per respingerlo, e coi piedi resistenti per raggiungersi e allontanarci da una sensualità che non ricordavo +, e che lei giocava con sapienza da maestra. Era sotto la mia pelle e dentro la mia testa. Ma la passione va consumata e la sua rete era troppo affollata perché ci fossi pure io, perché potesse abbandonarsi veramente a quell’unico agguato selvaggio che le ho teso. Troppa folla. Troppi amanti. Troppo animale. Forse.

Me ne sono andato con un ventiduenne qualsiasi a rotolarmi nella sabbia nera e ad annoiarmi coi suoi baci acerbi. L’ho salutato sul vialetto di casa, senza voler entrare, scrollandomi di dosso la sabbia dalla mia camicia color malva (o forse pervinca) e mostrando ai passanti apprezzanti il mio torace abbronzato.

Le isole come le barche mi mettono uno strano senso di inquietudine, dopo che ne ho conquistato il limite mi sento in gabbia.

Sono ripartito il 19 agosto attraccando in una desolatissima Napoli, ma certo che mi avrebbe aspettato quello che è diventato il mio astrologo di fiducia. Un amante.

Cè da dire parecchio sulla  ritrovata capacità di conquista, sulle mie doti da cacciatore, su quanti in questo periodo sono rimasti imbrigliati prima nel mio sguardo e poi nelle mie chiacchiere da timido pentito. E forse ne parlerò poi, pavoneggiandomi nella scrittura in qualche notte fredda, ma poco c’è da dire sulla qualità dei miei amanti. Poco sulla qualità della relazione.

Certo è, che guardare uno e spingere la seduzione fino a violenti colpi di reni non ha nulla a che fare col sentire un corpo e suoi palpiti. Avere tra le dita una sottilissima carta di riso e sapere che è resistente a trazione ma non a taglio. Che ha un carico a rottura. Arrivare fin dove ci può essere lo strappo e rallentare e ammirarne la trama, vedere in trasparenza le proprie dita, incartare e incartarsi fino a perdersi senza ricordare + qual è il confine del proprio corpo. Dove cominci tu e dove finisce l’altro. Mischiarsi e abbandonarsi. Piovere di sudore, stanchi e ancora desiderosi. E puzzare di sesso per tutto il giorno. E sentirsi in mezzo agli altri nudi e licenziosi.

Nulla a che vedere con tutto questo.

Ma ho dovuto riprendere i confini del mio corpo. Ho dovuto capire dove stavo dopo 4 anni di vita matrimoniale. E dove stavano gli altri rispetto a me.

È un gran divertimento ritualizzare l’uscita serale, e farne “evento” rispetto alla camicia che indossi, inamidarla con cura, e ritornare stropicciati per aggiungere solo un’altra tacca, una spilletta sulla giacca da conquistador! È un grande divertimento e nulla più di questo.

Ma giocarsi a trentasette anni (suonati da poco) è una conquista, sfacciata, e necessaria. È ritrovare il bambinello curioso e dargli vita con una consapevolezza che nella ferocia dei vent’anni non c’era. È sapere ora che ci sono vasi comunicanti e far scorrere tutta la vitalità che c’è. Rimettere in circolo tutto il sangue necessario per quanta carne rimane. Carne e sangue, da adulto e da bambino. È segno di salute, pare. Lui, il mio analista, me lo ha detto prima di dirmi che sono pronto. Che il nostro rapporto è finito, che posso scorazzare nel mondo senza il suo patrocinio. Che ci rivedremo, se voglio, e quando voglio.

Il tempo ora è malinconico, arriva l’autunno, le stringhe alle scarpe sono strette, e il giacchino per la sera è noioso.

Io sono ancora in estate: ho preso un volo per Barcellona e parto a breve … mi piacerebbe andarmene da questa bafogna napoletana. Mi piacerebbe Barcellona, forse. Ma pure Madrid, Londra, Berlino, Milano. Intanto spedisco curricula e vado a braccio. Serve architetto?

 

 

 

 

Napoli-Bologna-Napoli

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Soundtrack: the tourist/Radiohead

 

Napoli, Bologna.

Bologna Napoli.

Napoli-Bologna-Napoli, senza sosta con i pranzi pagati e le notti in albergo. I treni, i ristoranti, i menu turistici, le lenzuola di un cotonazzo rigido, scomodo.

Sono senza le mie cose, mi sento spaesato, ancora di + che dopo aver lasciato R**.

La distanza è  vuota, le facce e le voci assomigliano, ma senza sorpresa, a quei tratti al neon nei paesaggi notturni delle cartoline di un estate che non riconosco più.

Sono solo, singolo, nessun passo gemello accanto al mio, nessun abbraccio consolatorio nelle ore della tempesta. Nessuna tristezza per questo, nessuna profondità trovata con la pala della sofferenza: è un fatto, null’altro che un fatto; che non torce le budella, che non scioglie lacrime, che non cerca soluzione. Nemmanco il telefono muto di parole sciroppate mi inquieta … so prendermi quello che voglio quando lo voglio, diversamente nessuna spiegazione, nessun dolore.

 

È tempo di lavoro, questo. Dirigo “l’orchestra” col sopracciglio alzato, le direttive gentili, i vaticini inappellabili, e paura e entusiasmo insieme. Chissà che sarà. Chissà se sarà come io l’ho pensato. Chissà se chi lo ha accettato trascinato dall’entusiasmo e dalla passione, la mia, lo riconosce, lo accoglie.

Le risposte però le rimando al 6 agosto…

 

Sono stanco, certo che si … E le parole alle volte non mi vengono, a volte non riescono a fermare i pensieri veloci e quando posso mi sguinzaglio nel mondo, indomito. E non c’è spazio per null’altro…

Nemmeno per il blog.

 

Questo blog è il viottolo di Pollicino, quella che gli è servito per tornare a casa. Lancio granelli di pane, e pietroline, e parole e segnali, una lunga scia che ha svelato il mio rifugio nel bosco, sono stato stanato. Scoperto. Cercato. Voluto, forse.

E  l’orco cattivo che mi ha trovato?

Ma dov’è l’orco cattivo? Sta nella fame atavica di chi sbrana feroce? o nella inconsapevole certezza di chi vuole la propria carne lacerata dalla voracità del desiderio?… lanciando ancora un altro sassolino bianco.

Non lo so, ma ho paura di ritornare a casa senza il bottino e invece realizzare la mirabolante morte di Jean-Baptiste Grenouille.

 

Mi sono allontanato per un po’, guardandolo da lontano.

 

Organizzo ogni giorno una vacanza diversa, è ché sono solo e posso permettermelo, e ché l’unica condizione che ora riesco a contemplare.

 

… e mi piace viziarmi, coccolarmi, concedermi cose …

 

Forse andrò in vacanza a Barcellona, con un progetto segreto, ma anche no.

 

Forse in vacanza con F**, in Turchia (?), ma non so.

 

Magari a Stromboli con Lucy, in una meravigliosa atmosfera da pic-nic scanzonata e leggera.

 Magari aspetto un altro po’, magari dopo il 6.

 

Game Boy

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Soundtrack: Cibo estremo/Cristina Donà

 

È notte, non troppo buia.

È notte afosa. Il ventilatore cinese gira supersonica l’aria calda, e la citronella ne profuma le spirali e l’illumina.

È notte, ma non ancora notte per accucciarsi, sono con te a giocare la fantasia.

Io qui, tu là. Sconosciuti.

I livelli del gioco si susseguono veloci. Senza sosta. Una schermata dopo l’altra ci porta dove potremmo essere nudi e madidi.

hai cam –

– NO, ma tu si – dico rischiando un livello di un gioco autocratico.

Sei console perfettissima e io mi scopro agile giocatore.

Muovo le parole liberate dal desiderio e tu esegui generoso, senza esitazione. Senza pause.

Volendo più istruzioni, desiderando, accogliendo.

Ti scopri partigiano e spegni.

Ma io istruisco le mosse del tuo piacere senza sosta, fino al termine.

Ho le prove di te stropicciato nell’ultima richiesta da dispotico giocatore.

Game over.

 

Ti incontro il giorno dopo, sono il blogger, un ritratto vago da gaydar. Sono solo parole e grigi chiaroscurati.

Tu sei bellissimo, sembri attore anni ’50 con un’aria sicura e spaurita insieme.

Nessuna delusione.

Dopo le parole ricominciamo a giocarci.

 

 

Acquario: la gara

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Soundtrack: O Sonho/Madredeus

 

AA-PPOSTOOO …

VIA

 

Mi stacco dal blocco di partenza e lascio tutto lì a terra, ansie da prestazione variegate ad aspettative surgelate negli occhi degli altri.

 

È una palla di cannone, un’esplosione nel petto. Liberazione, gioia, divertimento. Un tuttuno  propulsivo che spinge, frulla, fende, avanza. Braccia, gambe, piedi, testa, cuore, dita, mani, pelle.

Scivolo solido pensandomi liquido.

 

Un respiro doloroso a palpitare nel petto, nutre, vivifica la voglia di vincere. Né fa materia duttile, corpo agile.

 

Sono affannosi minuti, acquosi, alienanti, tocco la piastra, è fatta.

 

 

Quinto.

 

 

Acquario: il riscaldamento

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Soundtrack: O Sonho/Madredeus

 

La sensazione è sempre la stessa, mi ritrovo a bordo vasca a studiare quello che sarà il mio campo di battaglia e mi pare sconfinato, i margini sembrano perdersi a vista d’occhio. Come se i contorni si allungassero sempre un po’, il confine si sposta come in un sogno allucinatorio.

Non riconosco la distanza solita.

Ripeto lo stesso rito gestendo l’ansia. Mi sistemo i capelli strizzandoli in un piccolissimo chignon. Metto la cuffia. Sistemo con cura l’elastico degli occhialini passandoci gli indici sopra, verificando che non ci siano pieghe. Faccio aderire a ventosa gli “svedesi”. Salgo sul blocco, tiro un sospiro, una spinta di reni e sono in acqua.

Mi sento piccolissimo, un’acciughina: il mio corpo sospeso in una profondità precisa ma insolita, è la piscina dei tuffi. A pelo d’acqua attraverso un blu intenso, artificiale, cristallino. Mi allungo scavalcando la lunghezza del mio corpo , bracciata dopo bracciata ritrovo il mio elemento. Ne testo la pesantezza, la temperatura, l’aria circostante. Prendo boccate d’aria e lo riconosco. E allora comincio a giocarla sotto di me e a divertirmi. Le mie braccia sono pale meccaniche, i piedi si allungano e  frullano, il mio corpo diventa filiforme si innesta tra le sue pieghe.

Sono a casa.